Imparare la resilienza come se si dovesse realizzare una torta…

Per il nuovo anno che si avvicina abbiamo bisogno di speranza e coraggio. Inutile dire che se partiamo in odo positivo sarà più semplice affrontare qualsiasi cosa e vorrei farvi un regalo con simpatia: apprendere le basi della resilienza (ne ho parlato spesso sul sito !), ma lo farò in modo originale:

Come per qualsiasi ricetta ci sono ingredienti, tempi e modi necessari affinché si ottenga sempre un buon prodotto e per la resilienza ci vuole la stessa sequenza e nulla può essere lasciato al caso.

Tre sono gli ingredienti di cui non si può fare a meno : il primo è sicuramente l’IMPEGNO.E’ importante dire a se stessi di essere abbastanza capaci di impegnarsi nell’affrontare il problema che si ha di fronte. Dire a se stessi “Non sono capace di fare una torta” non è il miglior modo per cominciare e sicuramente non ne garantisce la realizzazione, anzi fa partire svantaggiati. Quindi il miglior modo di affrontare un problema è dire a se stesi che metteremo tutto l’impegno di cui saremo capaci.Il secondo ingrediente è il CONTROLLO. Come è necessario controllare dosi degli ingredienti e tempi di cottura è necessario gestire il problema attraverso il controllo. Abbiamo la facoltà di influenzare l’esito della risoluzione di un problema e questo avviene sia in positivo che in negativo. Per assicurarci un buon esito il nostro approccio non può che essere positivo.Infine bisogna inserire in concetto di SFIDA perché nella risoluzione del problema si può crescere ed imparare comunque qualcosa.Se abbiamo utilizzato al meglio tutti questi ingredienti abbiamo iniziato a mettere le basi della RESILIENZA e ogni volta che ci si presenterà un nuovo problema sapremo di poterlo affrontare senza lasciarci schiacciare. Al massimo avremo imparato qualcosa e quindi ne usciremo comunque vincitori.

Covid, Natale e Resilienza

Stiamo attraversando un periodo anomalo di cui non si vede ancora il termine. Sono mesi che viviamo in una continua situazione di stress. Paura, pericolo, distanziamento sociale. Non sono cose che accettiamo. Lo facciamo di buon grado per tutelare le persone che amiamo, ma ad una madre anziana manca quell’abbraccio e come figlia lo sento e sono dispiaciuta. Andare a trovare i genitori con una mascherina e prendere un tè a distanza non è quello a cui siamo abituati, ma la responsabilità di poter essere veicolo di contagio non me la prendo. Non me lo perdonerei.

Si avvicinano le festività e per la prima volta in casa mia non c’è il fervore dei preparativi del pranzo di Natale che riunisce nonni e nipoti con grande entusiasmo ed allegria.  Preparare pranzi e cene per tre è decisamente abbastanza facile, ma non divertente. I regali sotto l’albero ci sono già tutti e per la tutta la famiglia anche se non so bene quando saranno recapitati così come gli addobbi che quest’anno hanno raggiunto il livello di un centro commerciale e non potranno essere motivo di orgoglio con parenti ed amici!

Come si fa a sopravvivere a questo periodo? C’è una capacità umana che viene in nostro aiuto e più riusciamo ad esercitarla e maggiori saranno i risultati ottenuti:  si chiama resilienza.

Un termine che ultimamente si sente spesso e che è tema di aggiornamento per noi psicologici. Recentemente ho partecipato ad un web seminar con il grande Roger Solomon che ha trattato questo aspetto a 360 gradi e che mi ha dato importanti spunti per il mio lavoro.

Riuscire a rimanere concentrati malgrado le avversità, riuscire a mantenere un atteggiamento positivo ci permette di rimanere lucidi nelle situazioni. Parola d’ordine flessibilità. Dobbiamo mantenere un atteggiamento mutevole poiché mutevole è ciò che ci circonda. Dobbiamo essere sempre pronti a rivedere i nostri programmi e non farci spiazzare dai cambiamenti. Se manteniamo un atteggiamento flessibile non verremo scaraventati, ma spostati dalle onde. Non rimaniamo in opposizione o perderemo.

Già Marco Aurelia diceva: “Avete il potere nelle vostre menti e non negli eventi esterni, se capirete questo troverete la forza”.

Se questa frase è sempre un ottimo spunto di riflessione durante i periodi difficili della vita lo è ancor di più oggi che questa situazione è condivisa. Quando si vivono delle difficoltà gli esseri umani attingono ai loro ricordi e alle loro emozioni e quanto più questi ricordi sono positivi più riusciranno ad utilizzarli come risorse anche nella situazione attuale. Nei casi in cui quello che emerge sono sentimenti negativi quali frustrazione e senso d’incapacità è molto importante chiedere un aiuto. A volte è necessario che qualcuno indichi semplicemente la strada giusta.

“L’elaborazione dei ricordi immagazzinata in maniera disfunzionale, che sono alla base dei comportamenti disadattivi nella situazione attuale, consente alla persona di far fronte a future situazioni stressanti potendo usufruire di tutte le risorse personali disponibili!”(Solomon and Shapiro p.287)

Le situazioni stressanti possono insegnare molto anche se nel momento che si vivono non la si pensa così. Saremo tutti più forti e capaci dopo questa grande prova a cui ci sta mettendo davanti la pandemia: bisogna crederci ed agire di conseguenza.

Riassettiamo il nostro cervello, e quindi le nostre azioni, anche più volte durante la giornata. Dobbiamo essere sempre pronti a sterzare o a fermarci se è necessario affrontando tutto come un dato di fatto ; non facciamoci intimidire ed andiamo avanti con coraggio. Ogni nostra azione positiva rappresenterà una notevole forza per fronteggiare la problematica che magari sta già dietro l’angolo. Non facciamoci intimidire ed andiamo avanti con coraggio e resilienza.

Quando sarò magra…

Quando sarò magra andrò al mare con il costume. Quado sarò magra andrò a ballare. Quando sarò magra non dovrò più preoccuparmi di quello che mangio. Quando sarò magra le persone mi apprezzeranno.

Quante volte avete mentito a voi stessi, sapendo di mentire, in questi anni?

Affinchè la vostra vita cambi, un passo difficile, ma necessario è smettere di procrastinare. E’ come attendere di vincere alla lotteria se non avete neanche acquistato il biglietto!

Smettete di aspettarvi qualcosa dagli altri: è una triste realtà, ma fatevene una ragione. Ognuno ha la sua vita, i suoi interessi ed i suoi principi. Non necessariamente la persona che si ha davanti deve rassicurarvi e darvi fiducia ogni giorno. Imparate a credere in voi e ad apprezzarvi. Anche quando sbagliate cercate di imparare qualcosa invece di abbattervi. Solo così imparerete ad essere più sicuri.

Smettetela una buona volta di volere che tutto sia perfetto. La perfezione è un’illusione. Non esiste. Noi siamo esseri imperfetti alla continua ricerca di un equilibrio. Questa è la realtà, se non l’accettate sarete sempre frustrati ed insoddisfatti.

Visto che ci siete smettetela anche di pretendere troppo da voi stessi. Le aspettative degli altri e di noi stessi ci abbattono invece di spronarci. Potete utilizzare al massimo il vostro potenziale solo se smettete di stressarvi per cose inutili. Smettetela anche di impedirvi di fare ciò che volete fare.

Cercate di vivere almeno un po’ nel presente senza fantasticare un futuro che si allontanerà sempre di più perché faticoso da raggiungere nella realtà. Lottate per le vostre idee e concentratevi suoi vostri obiettivi che naturalmente devono essere “fattibili”. Aumentate i vostri limiti giorno per giorno, non pretendete un passo più lungo della gamba se non siete pronti sarà una sconfitta che minerà la vostra autostima.

La felicità si raggiunge nel presente quando siete consapevoli del vostro impegno malgrado i risultati. Un atteggiamento positivo porta ad essere vincenti anche se ci vogliono più tentativi. Se vi sentite parte del mondo sarà più facile vedere ed usufruire le occasioni che proprio il vivere vi offre.

Quindi smettete di respirare ed iniziate a vivere.

Ps. Magri lo diventerete solo se siete felici e non il contrario!!

L’importanza del lavoro

Passiamo un terzo della nostra vita lavorando. Molto di più di quello che dedichiamo ai nostri bisogni fisiologici come mangiare. Lavorare è necessario, sicuramente per l’introito economico che ne deriva che ci conferisce un minimo di stabilità per prenderci cura di noi e della nostra famiglia, ma il lavoro è molto di più.

Parte della nostra identità deriva dal nostro lavoro e noi scegliamo un lavoro in base alle nostre caratteristiche e predisposizioni. Purtroppo non tutti possono scegliere il lavoro dei loro sogni o quello per cui si è dedicata una vita di studi e molti si devono accontentare di quello che si trova. Insomma un lavoro che paghi l’affitto!

In ogni caso cerca di fare bene il tuo lavoro qualsiasi esso sia. E’ molto importante non avere la sensazione di buttare il proprio tempo che potrebbe essere utilizzato in altre attività più appaganti.

Se sei un libero professionista conosci già i pro ed i contro di questa situazione, ma se hai avuto il coraggio di metterti in proprio e non avere “padroni” e riconosci le tue capacità non rammaricarti se il tuo lavoro a qualcuno non piace (non piacerai mai a tutti!)

Lavora a testa bassa. Non distrarti. Concentrati e godi del tuo lavoro. Ascolta eventuali consigli, ma non farti influenzare. Se hai un’idea cerca di realizzarla. Se l’esito è positivo rallegrati con te stesso, guardati allo specchio e sorridi. Se fallisci impara dalla lezione e la prossima volta dedica maggiore impegno ed attenzione. Cerca il divertimento nelle cose che fai e sii contento del lavoro che hai scelto. Se non ti appaga cerca altro, perché la vita è lunga e non si può vivere di rimpianti, di scelte non fatte, di decisioni mai prese!

“Non solo selfie” : il mio contributo alla presentazione del libro di Elenia Scarsella

Elenia Scarsella è una blogger (ma anche mamma ed ingegnere ambientale!) che ha scritto un libro “leggero” e molto attuale su come presentarsi al meglio nella rete attraverso il SELFIE! Un tema contemporaneo, delicato e ricco di sfumature interpersonali che la giornalista Antonietta di Vizia ha attentamente evidenziato moderando gli interventi.

Per la seconda volta sono stata chiamata in qualità di “esperto”  alla presentazione del libro che in questa occasione ha goduto dell’ospitalità del “Caffè letterario” di Euroma2 grazie alla sensibilità di Elena Matteucci.

Segue un breve abstract del mio intervento:

Mi occupo di immagine da sempre!

La mia tesi di laurea parlava di percezione dell’immagine corporea, ho scritto un libro dal titolo Oltre l’Immagine e ho un Blog che si chiama ES Immagine!

Nel mio lavoro mi occupo principalmente di disturbi dell’alimentazione dove la componente più grave è rappresentata dalla dispercezione ovvero da una visione errata del proprio corpo

Il mio compito è quello di riconnettere l’immagine mentale percepita con l’immagine reale.

Quando si parla di immagine corporea c’è sempre una confusione nella terminologia e si usano indifferentemente quello di schema, percezione, conoscenza corporea.

Io parlo sempre di IMMAGINE CORPOREA riferendomi ad una visione psicoanalitica poiché esprime al meglio il processo fantastico sotteso all’esperienza del proprio corpo e alla rappresentazione di sé.

Secondo Otto Fenichel l’immagine corporea non coincide con il corpo oggettivo, ma è definita in base alla somma delle rappresentazioni psichiche del corpo e dei suoi organi.

Shilder integra una visione psicoanalitica con una neurofisiologica e la ritiene mutevole, dinamica in funzione dei rapporti con l’ambiente sociale.

E’ IL QUADRO MENTALE CHE CI FACCIAMO DEL NOSTRO CORPO, OVVERO IL MODO IN CUI APPARE A NOI STESSI

Quindi anche questo autore sottolinea il fatto che l’immagine corporea non è esattamente quello che corrisponde al nostro corpo.

Non essendo la replica fedele e statica della nostra struttura anatomica, ma una rappresentazione mentale interna determinata da un processo psicofisiologico complesso definito da variabili interne (contatto con noi stessi, sensazioni piacevoli o spiacevoli provenienti dagli organi interni) e da variabili esterne quali l’approvazione o la disapprovazione dell’ambiente sociale o familiare.

Qui entra in gioco anche l’amore per noi stessi!

In una prefazione del mio ultimo libro OLTRE L’IMMAGINE EDITO DA CAMPI DI CARTA NEL 2015 Antonella Polini direttrice e fondatrice della Background Academy di Viterbo racconta la sua esperienza :

Io ho cominciato ad avere un’immagine giusta solo quando mi sono scrollata di dosso i miei complessi, quando ho smesso di sentimi inadeguata. La fusione tra dimensione giusta, sano amore tra corpo e mente ed una bella dose di sostanza interiore scaturisce l’amore per se stessi ed è così che oltre l’immagine si costruisce una grande immagine.

Quindi quando parliamo di selfie a cosa ci riferiamo? All’immagine reale o quella ideale?

Questo ci porta ad un altro concetto ancora. Una volta quando scattavamo una foto catturavamo l’attimo. Ancora oggi quando teniamo in mano una foto stampata che ci ritrae da piccoli, con i nostri nonni o qualche compleanno proviamo le stesse emozioni, quasi possiamo sentire gli odori.

Oggi il selfie non crea quella situazione, ma riprende il concetto di immagine corporea e di approvazione sociale a cui abbiamo accennato prima.

Il selfie tende quindi all’immagine IDEALE non Reale , infatti spesso si fa uso di stratagemmi per modificare le parti del corpo che non ci piacciono! Esistono tantissime App che lo permettono senza essere professionisti.

Quindi notiamo che spesso l’immagine reale e quella ideale sono lontane anni luce sono DISSOCIATE e questo provoca una sensazione d’insoddisfazione e problemi all’autostima quando si inizia il confronto.

Allora perché il selfie? Perché anche questa è una rappresentazione sociale del nostro tempo è un nuovo modo di comunicare. Senza dimenticare i pericoli che si celano per i giovanissimi in termini di confronto ed autostima probabilmente rappresenterà una fase di crescita e sviluppo della propria immagine. Qui si apre un immenso capitolo a cui solo il tempo darà una valutazione io voglio pensare che si realizzi un confronto tra pari per migliorarsi… solo che avverrà con l’utilizzo della tecnologia!

Ottimismo: dotazione di base?

Autori come Cerver e Scheiner sostengono che l’ottimismo faccia parte di una predisposizione di base come tratto di personalità. In effetti ogni giorno osserviamo che alcune persone sono più inclini di altre ad atteggiamenti positivi. Alcuni studi confermano che questa caratteristica sia abbastanza stabile nel corso di tutta la vita e che la influenzi in modo significativo.

Una visione positiva del futuro è correlata all’autostima, la soddisfazione di vita ed una varietà di esiti positivi che includono il successo sul lavoro e nelle relazioni con una maggiore capacità a far fronte alla malattia.

Naturalmente anche l’esperienza svolge un’azione importante ed influisce sull’ereditarietà e la stabilità dell’ottimismo. Secondo Seligman l’ottimismo dipende da come le persone interpretano gli eventi e in particolare i successi ed i fallimenti. A tale proposito l’autore parla anche di Impotenza appresa (che è l’opposto dell’ottimismo) riferendosi a quelle persone che hanno la percezione di non essere artefici del proprio destino e di essere in balia di forze esterne che non riescono a controllare.

nel mio studio… con il sorriso

Il senso di impotenza e la rassegnazione senza speranza sono l’esito di privazioni, aggressioni, lutti che sembrano svuotare l’individuo di ogni fiducia, volontà ed autodeterminazione. Ciò che sorprende non è la perdita d’interesse per la vita di quanti infine soccombono, ma la capacità di mantenere tale interesse malgrado le sciagure!

Ci sono persone che tendono ad amplificare ogni disavventura e ci sono quelle che non si perdono d’animo neanche nelle situazioni più al limite. La differenza tra chi rinuncia subito e chi resiste tenacemente sta nella spiegazione che viene data agli eventi.

Di fronte ad un fallimento alcune persone  vedono la conferma di ogni loro difetto ed incapacità  e danno un senso di ineluttabilità e quando accade qualcosa di positivo e buono nella loro vita non ne sanno cogliere il valore considerandolo un fatto di fortuna non dipendente da loro e non ne sanno godere.

Uno stile di spiegazione personale degli eventi distingue ottimisti da pessimisti e ne influenza salute e successo. Naturalmente lutti o malattie non sono eventi positivi per nessuno, ed il modo di affrontarle dipende anche dal tipo di educazione che abbiamo ricevuto. Insegnanti e genitori sono fondamentali ad inculcare il valore del successo e dell’insuccesso e di come permettano di sperimentare audacia e speranza.

Diventa quindi importante a livello educativo permettere ai bambini di sviluppare i loro potenziale incoraggiandoli anche nell’errore e valorizzando i loro sforzi!

Spunti da MOTIVARE E RIUSCIRE del Prof. G.V.Caprara

L’ottimismo allunga la vita

Avete una visione colorata della vita? Vedete sempre il bicchiere mezzo pieno? Avete sicuramente un’aspettativa di vita maggiore rispetto a chi vede sempre nero ed il bicchiere mezzo vuoto!

Secondo Marian R. Estapé psichiatra spagnola ed autrice del libro “Come fare perché ti succedano cose belle”: 

“La passione non somma, ma moltiplica. Migliora le connessioni neurali, favorisce la neurogenesi, allunga i telomeri…ovvero siamo nati per essere felici! Ma non è tutto:  il nostro compito è quello di trasmettere la felicità agli altri e condividere le cose belle della vita”.

Secondo gli studi realizzati presso la Clinica Mayo, la speranza di vita, negli individui pessimisti, si riduce di circa il 20%! Anche  una ricerca svolta dal dipartimento di Psichiatria della Boston University School of Medicine (Boston, USA) ha effettuato un’analisi su due gruppi di soggetti per valutare i loro livelli di ottimismo anche in considerazione dei loro livelli di salute e stili di vita. Lo studio ha riguardato circa 10.000 persone tra uomini e donne e conferma che le donne con un’attitudine positiva vivono il 15% in più di chi ha un approccio negativo. Per gli uomini la casistica si abbassa all’ 11%

Ma si può imparare ad essere ottimisti? Lo psicologo israeliano Tal Ben-Shahar tiene un corso “seguitissimo” all’Università di Harvard per imparare ad essere felici. Certo per qualcuno è una disposizione di personalità , ma altri possono imparare.


Affrontando con ottimismo la vita se ne colgono le opportunità moltiplicando la possibilità di ricevere soddisfazioni. L’ottimista  sa cogliere l’attimo presente e sa che la felicità non consiste in ciò che accade, ma in come interpretiamo ciò che accade. I positivi e gli ottimisti sono anche quelli che riscuotono più successo.

Quando capita un’opportunità ad un pessimista questo troverà sempre una scusa per non coglierla, mentre l’ottimista ne vedrà sempre un’opportunità.

Anche degli studi italiani confermano che l’ottimismo rende le persone più fiduciose sulla possibilità di risolvere problemi utilizzando processi logici e razionali ed utilizzando strategie vincenti. Sanno coglierne informazioni corrette e portare a termine gli obiettivi

Possiamo classificare tre tipologie di persone: quelle che fanno succedere le cose, quelle che guardano le cose succedere, e quelle che si domandano cosa è successo…voi a quale categoria appartenete?

Diretta FaceBook domani h.15.00

Domani 24 giugno diretta FaceBook alle h.15.00!

Si parlerà del diario alimentare e come può essere usato nella vita e non solo per perdere peso!

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Onestà ed immediatezza: i fondamenti del diario alimentare

Farlo subito, farlo bene e non nascondere nulla! Sono le basi affinchè un diario alimentare possa svolgere la sua importante funzione per portarti all’autoconsapevolezza ed aiutarti a perdere peso!

Per qualcuno annotare giornalmente cosa si è mangiato, quanto si è sgarrato, le emozioni che accompagnano certe situazioni, essere onesti e precisi è un compito gravoso.

Eppure è dimostrato che tenere un diario alimentare (e delle emozioni annesse!) permette una maggiore consapevolezza. Dal “circa quasi” e all’”autoinganno” si passa ad un maggiore controllo nell’assunzione del cibo dovuto proprio al fatto di doverlo annotare (con onestà!)

Nel breve e nel lungo termine si è dimostrato efficace nell’autovalutazione, è veloce (puoi appuntarti tutto anche sulle note del cellulare!), economico.

Spesso diventa uno strumento indispensabile anche nella fase del mantenimento del peso. Se non annotiamo subito quando, cosa e come abbiamo mangiato a fine giornata una grande quantità di ciò che abbiamo introdotto viene dimenticato, ma il conteggio delle calorie e l’affaticamento degli organi emuntori non vengono dimenticati dall’organismo che ci presenterà inevitabilmente il conto!

Solo annotando tutto con onestà e nell’immediato potrai venire a contatto con le tue vere abitudini alimentari ed inevitabilmente comprendere i tuoi errori. Dopo i pasti, ma anche subito dopo un extra durante la giornata perché tendiamo a dimenticarlo! Onestà questa sconosciuta! Siamo bravissimi a mentire a noi stessi, a giustificarci, a crearci alibi e spesso ad addossare le colpe agli altri. Se userai il diario in modo onesto ti renderai conto anche di tutte quelle strategie perverse che porti avanti ogni giorno vivendo in un circolo vizioso di autoinganno.

Sia che tu lo faccia per te stesso, sia che sia stata la tua nutrizionista o psicologa un diario alimentare incompleto non ha ragione di essere anche se personalmente mi dice molto sul tuo rapporto con l’impegno verso te stesso!

Annotare le emozioni che accompagnato il nostro modo di mangiare (e bere! Non dimentichiamolo!), quante volte ci concediamo un extra e se viviamo sensi di colpa non sono eventi trascurabili!

Prova a tenere un diario e mantieni saldo il tuo impegno sarai ricompensato!

Comprendere il ruolo del cibo nella tua vita (oltre lo scopo nutritivo naturalmente!) è fondamentale: è molto diverso mangiare di più in compagnia o da soli di nascosto! Comprenderne il significato vedendo in faccia la realtà (o rileggendola!) ha un valore immenso anche per creare strategie per evitare e contenere comportamenti lesivi. Non esiste una ricetta unica per ognuno di noi la formula deve essere individualizzata anche se esistono molti tratti in comune tra persone diverse le modalità di controllo sono differenziate per ognuno.

Capire se ti stai rifugiando nel cibo, se eviti l’attività sportiva, se bevi poco, come vivi il momento del pasto , aprire il frigorifero o fare la spesa sono unici così come le deviazioni dalla norma e devono essere modificate in modo individualizzato poiché le emozioni che ne derivano sono diverse per ognuno di noi.

puoi leggere questo articolo anche nella mia rubrica su RomaOggi.eu MIND&FOOD: https://www.romaoggi.eu/index.php/2020/06/22/onesta-ed-immediatezza-i-fondamenti-del-diario-alimentare/

E’ tutto lì nel corpo, inizia ad ascoltarlo ed osservarlo.

Vorrei introdurre il  concetto d’immagine e devo farti capire cos’è e che potere questa esercita in ogni momento. Hai una definizione ed un’immagine di te stessa che determina ogni aspetto della tua  vita,  molto spesso senza che tu ne sia consapevole. Se per un qualche motivo hai legato l’immagine di te stessa a quella di una persona pigra e con qualche chilo di troppo, difficilmente perderai peso. Non necessariamente  sbagli qualcosa,  semplicemente il tuo obiettivo è in contrasto con l’immagine che hai di te stessa.

Comincia quindi da subito ad aumentare la tua consapevolezza su ciò che riguarda la tua immagine: questa determina tutta la tua vita. Se ti vedi come una persona in forma, lo sarai sempre, per tutta la vita, a prescindere da fattori come età o altro.

Questa immagine che hai di te stessa  è assolutamente malleabile e puoi modificarla come e quando vuoi. Il potere è nelle tue mani  ed è importante che sia così visto che stiamo parlando della tua vita. Certo, magari hai bisogno di un aiutino: ho detto che puoi … non che sia facile! In aggiunta a ciò, ogni giorno scopro che la maggior  parte delle persone non si sentono adeguate, avvertono di non meritare alcune cose e questo rappresenta un altro enorme problema.

Fermati a pensare.

Vuoi che siano gli agenti esterni a determinare la tua vita oppure vuoi essere tu stessa  protagonista delle tue scelte?

Se la risposta è quella che mi aspetto, ti sentirai da subito più energica, felice e soprattutto libera! Capirai che le limitazioni determinate dalle “definizioni limitanti” che ti affibbiavi erano solo nella tua mente e ti bloccavano, ti impedivano di migliorare e di crescere. Crea quindi un’immagine di te stessa che sia attraente, positiva, liberatoria e potenziante. In poco tempo, ti ritroverai a fare le scelte giuste ed i risultati arriveranno automaticamente!

Stai attenta alle insidie e osservati quando mangi: la percezione che hai di te dovrà guidarti nelle scelte future. Se stai buttata in pigiama sul divano con un barattolo di Nutella, un gelato o delle patatine, avrai di te un’immagine rallentata, pesante. In questa situazione è difficile prendere in mano la propria vita, si è sconfitti in partenza. A volte “morire sul divano” sembra l’unica soluzione, ma non è così. Se fai uno sforzo iniziale – e so quanto sia faticoso questo sforzo- e cerchi di tirarti su, riponi quello che avidamente e senza un reale bisogno stavi mangiando e provi a ripetere questo gesto ogni volta che succede, sarai ripagata da una sensazione nuova : un’immagine più dinamica e leggera di te.

Ti assicuro che ne vale la pena. Se ti senti pesante è difficile vederti attiva e positiva, ma se hai una  percezione dinamica di te stessa, guarderai con orrore il divano e sicuramente non andrai a cercare qualche surrogato di piacere nella credenza o nel frigorifero e comunque diventerà sempre meno frequente.

Fai così per qualche giorno. Poco a poco vedrai che certi  cibi non ti  inviteranno  più e che comunque avranno diverso peso per te. Non sostituirai una percezione attiva di te con una passiva e pesante: non c’è partita.

Un’ultima  cosa: quando mangi, mastica molto bene. Non ingoiare tutto in fretta, poiché il cibo è piacere orale, la bocca può gustarlo.  

Perché allora non masticarlo di più, gustarlo di più? E per rendere il gusto ancora più intenso, fai tutto ciò che puoi. Quando mangi qualcosa, prima annusa. Gustane l’aroma, perché metà del gusto sta nell’aroma. Perciò annusa il cibo, guardalo. Non c’è fretta, prenditi tutto il tempo che vuoi. Una piccolissima quantità di cibo ti basterà e ti farà sentire molto più soddisfatta. Fai una prova per una settimana e vedrai.

L’articolo è tratto dal mio libro Dimagrire una scelta consapevole ed. Campi di Carta 2013