L’importanza di una visione positiva della vita

La letteratura psicologica spicciola è piena di libri e libretti che sottolineano l’importanza della positività per gli individui e propone ricette facili per il raggiungimento della felicità. Anche la letteratura scientifica però non esita a tessere le lodi dell’ottimismo e delle illusioni positive.

Ma perchè alcune persone tendono a vedere il bicchiere mezzo pieno ed altre mezzo vuoto? Benchè vi siano delle valide ragioni per associare pessimismo e scetticismo a realismo e ragionevolezza, le persone che stanno bene sono inclini ad una visione positiva della loro esistenza e a sperare che le cose vadano meglio. Anche se consapevoli dei propri limiti le persone tendono ad essere indulgenti con se stesse e a mantenere un’immagine di sè positiva. Volersi e vedersi bene sembra giovare alla salute ed al successo negli affari più di quanto non servano la modestia, la prudenza ed il senso critico.

Le scienze sociali hanno svelato quanto sia illusoria la visione tradizionale dell’uomo razionale capace di percepire oggettivamente se stesso e di operare costantemente un accurato esame di relatà che trascura ciò che è possibile. Oggi numerosi elementi attestano che una certa dose di ottimismo può giovare a sostenere un percorso di vita nel segno del benessere e del successo. Si dice che la fortuna aiuti gli audaci e che comunque il buonumore faccia bene. Alcune persone sono più inclini di altre ad affrontare il futuro con un atteggiamento positivo. Le differenze di tale propensione sono tali da improntare significatamente tutto il corso della vita. Una visione positiva della vita è correlata all’autostima che implica una maggiore soddisfazione di vita, nel lavoro e nelle relazioni ed una maggiore capacità di far fronte alla malattia. Am

Anche l’esperienza ha però il suo ruolo : nel caso in cui si abbia senso di impotenza, di rassegnazione, si abbiano subito privazioni e lutti l’individuo può sentirsi svuotato di ogni fiducia, di volontà e reazione.

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Eppure , e la storia ci riporta tanti esempi di situazioni estreme, basta pensare ai campi di sterminio, alcune persone riescono a non soccombere e a mantenere l’interesse per la vita nonostante le sciagure e le sofferenze.  La differenza tra chi combatte e chi rinuncia sta nella spiegazione che viene data sia negli eventi negativi che positivi. Alcune persone si assumono subito la responsabilità di un fallimento e vedono in ogni sventura la conferma dei loro difetti ed incapacità. Spesso ciò è da attribuire ai modelli genitoriali, alle critiche degli educatori al rifiuto dei compagni.

Una vasta letteratura mette in evidenza i vantaggi del valore adattivo di un modo di porsi nel mondo in rapporto con la realtà valorizzando essenzialmente gli aspetti positivi. Inclinazioni naturali o esperienze di vita , ma anche i processi cognitivi sottostanti sono fondamentali per l’ottimismo. Dal punto di vista sociale gli stereotipi, i pregiudizi contribuiscono a tessere delle spiegazioni degli eventi condivisa che può privilegiare l’una o l’altra parte.

E’ importante tenere conto del fatto che i cambiamenti bisogna volerli e che un pò tutti sono riluttanti a cambiare il proprio modo di pensare se non vengono incoraggiati a farlo e che per alcuni è impossibile cambiare se gli altri non lo consentono.

 

Piacere e compiacere: la dimensione sociale

Nella formazione di una intenzione e nel perseguimento di uno scopo non contano solo le nostre preferenze, ma anche le percezioni di come le nostre scelte verrebbero accolte dalle persone che per noi sono importanti. Prima di tradurre un desiderio in azione passiamo in rassegna tutte le persone che approverebbero la nostra decisione o che ne rimarrebbero deluse. Quasi come avere di fronte una folla pronta a mostrarsi pro e contro il nostro operato.

Questo no accade solo nelle cose importanti della vita, come la scelta del partner o la messa al mondo di un figlio, ma anche per l’acquisto di un’automobile, adesione ad un club o altro. A volte le nostre scelte sono vincenti altre devono fare i conti con le reazioni favorevoli e sfavorevoli da parte di amici e parenti.

compiacere per art

Gli autori Ajzen e Fishbein indicano come norma soggettiva le pressioni che prendono forma di reazioni di approvazione o disapprovazione da persone che consideriamo importanti.

Queste pressioni sociali sono interiorizzate in base alla nostra cultura, al luogo ed al tempo in cui viviamo e nella comunità in cui siamo inseriti. Queste regole soggettive non fanno riferimento ad alcun codice scritto , ma guidano, orientano, dissuadono. Spesso la pressione a conformarsi a quelle che si ritiene siano le aspettative altrui diventa più impellente del rispetto di quelle stesse norme. Si tratta di pressioni che possono esercitare un’influenza notevole rispetto alla mete che vengono perseguite, all’impegno che viene profuso e alle giustificazioni che vengono fornite. Quanto maggiore è l’importanza che attribuiamo all’approvazione altrui tanto minore diventa la nostra libertà di agire. Spesso la pressione sociale diventa un forte elemento di dissuasione. In alcuni casi persone capaci non riescono ad arrivare al raggiungimento di una autonomia ed indipendenza per paura di dispiacere (in genere un familiare), mentre persone con un potenziale più modesto, ma supportate nelle loro scelte, possono raggiungere traguardi importanti.

Le norme soggettive possono risultare per alcuni potenzianti per pura compiacenza, mentre altri si ritraggono dal successo per evitare gelosie ed invidie. Quanto più riusciamo a liberarci di certi condizionamenti e siamo in grado di gestire eventuali insuccessi od incidenti di percorso, quanto più saremo liberi di fare le nostre scelte, di sbagliare ed anche di gioire dei nostri successi.

La forza di volontà:  quando il desiderare si trasforma in riuscire

Le persone sono generatori di bisogni, di valori, di scopi. Ciò che le persone fanno raramente riflette semplici concatenazioni causa-effetto. In genere la maggior parte delle azioni è l’esito di un giudizio ed è sorretta da una determinazione rispetto agli scopi da privilegiare, le risorse da impiegare e alle modalità da seguire. La tendenza ad agire che si traduce in azione è la risultante di uno o più sistemi motivazionali che hanno finito con il convergere e col prevalere su altri nel prendere il controllo sull’azione.

All’inizio la persona avverte, interpreta ed organizza molteplici sensazioni , sollecitazioni, richieste che costantemente e spesso indistintamente vengono generate dal proprio organismo e fornite dall’ambiente in cui si vive.. Quindi riconoscere i bisogni, assegna un ordine di precedenza ai vari motivi, si dà delle ragioni, si prefigge degli scopi e si rappresenta svariate possibilità di azione.

forza di volontà

Solo in parte tuttavia la decisione presa e l’intenzione che la presidia sono sufficienti a preservare la determinazione necessaria lungo tutto il corso dell’azione sino al conseguimento delle mete fissate. Le intenzioni dischiudono la via della soddisfazione ad aspirazioni e preferenze , ma non ne assicurano la realizzazione.

Quali sono quindi i processi che assicurano che un’intenzione si traduca in una realizzazione? Ecco che entra in gioco la volonà. Il successo non sempre è delle persone  più capaci, più ispirate o più entusiaste, frequentemente lo è delle persone volenterose, tenaci e coscienziose.

Il concetto di volontà più risultare sospetto perchè evoca esortazioni ed  ammonizioni, ma ci dobbiamo riferire ad essa come a tutti quei processi che permettono di avviare e dirigere l’azione mantenendo sotto controllo quei fattori interni che possono interferire  con l’esecuzione di un piano.

La forza di volontà si misura dalla capacità di controllare i propri pensieri, le proprie emozioni e le proprie azioni in funzione del raggiungimento degli scopi. Imputiamo alla mancanza  di volontà il persistere di abitudini dannose e all’incapacità di sottrarsi a dipendenze come le droghe, l’eccesso di cibo, le cattive compagnie. Facciamo appello alla volontà per migliorare il rendimento scolastico, nel lavoro, per preservare una relazione affettiva e prendiamo a modello chi pur in presenza di ostacoli ed imprevisti riesce ad onorare i prpri propositi.

 

Da G.V. Caprara “ Motivare è riuscire” ed. Il Mulino

Non è quello che volevo dire…

Sarà capitato a tutti di aver avuto l’impressione di aver parlato chiaro, ma dalla risposta che ricevete vi rendete conto che non è così. Un commento innocente scambiato per un’offesa, un’offerta di aiuto respinta in malo modo. Capita a tutti di venire fraintesi, ma si verifica anche il contrario!

La comunicazione umana è qualcosa di molto complesso non è ha un’ interpretazione fissa per ogni simbolo come nel codice Morse. E’ quindi impossibile non associare un significato a ciò che vediamo, udiamo o percepiamo. Siamo da una parte comunicatori ,ma anche ascoltatori. Il malinteso è il prezzo che paghiamo per la nostra capacità di trasmettere e ricevere. A pensarci bene considerando le infinite variabili è quasi un miracolo che riusciamo a capirci.

Quando si comunica lo scopo è quello di trasmettere un significato,ma come possiamo essere sicuri di esserci riusciti? Il significato della comunicazione sta nella risposta che ricevete!

Riuscire ad eveitare malintesi è possibile prestando molta attenzione alla risposta del nostro interlocutore. Solo così possiamo cogliere un eventuale errore e correre ai ripari. Fondamentale negli affari, ma indispensabile per ogni tipo di relazione.

Quante volte le stesse incomprensioni con amici e familiari si ripresentano? Cosa dovreste cambiare per ottenere il risultato voluto? Vediamo di capire cosa possiamo fare per volgere al meglio la nostra comunicazione.

comunicazione

Pensate ad una comunicazione efficace che ha dato i risultati sperati e pensate non solo a quello che avete detto e fatto, ma anche a quello che pensavate. Quando accade che si dica una cosa e viene interpretata diversamente in realtà non ha torto nessuno. Evitate di biasimare voi stessi o gli altri ed imparate a provare il senso di meraviglia per acquisire una maggiore capacità di tollerare l’ambiguità. Viviamo male in un mondo così imprevedilbile e questo ci rende ansiosi fino a risposte che contengano significati certi come un sì o un no, ma questo non è sempre possibile. Il cambiamento è l’unica cosa di cui si è sicuri. Cosa significa agire in modo che ciò che diciamo ottenga la risposta che vogliamo? Per prima cosa prestare attenzione a noi stessi alle risposte che vengono dal corpo, dai sentimenti e dalle intuizioni. Se riusciamo a “sentirci” possiamo modificarci e “modularci” sull’altro in modo ottimale. Un modo è quello di vedere se stessi e l’interlocutore come su un palcoscenico in questo modo sarete anche spettatori ed è il miglio modo per cogliere eventuali errori. Non dimenticate che quando comunicate avete uno scopo e cercate di influenzare un’altra persona quindi cercate di essere chiari sul vostro obiettivo e cercate di perseguirlo.

 

Che cos’è la PNL? (Programmazione Neuro Linguistica)

La sigla contiene già la risposta: neuro si riferisce alla mente e a come la organizziamo e linguistica si riferisce a tutto ciò che attiene al linguaggio, il modo in cui lo usiamo e la sua influenza su di noi. Programmazione ha a che fare con la sostituzione di comportamenti ripetitivi con azione finalizzate allo scopo. La PNL ha un carattere pratico  e riguarda l’esperienza. PNL significa arricchiere la propria visione del mondo. Riguarda il collegamento tra i nostri pensieri e le nostre azioni che ci collegano al mondo ed alla nostra dimensione spirituale.

Il punto di partenza sono la curiosità e l’attrazione per le persone. La materia di studio è la struttura dell’esperienza soggettiva: in che modo agiamo? In che modo pensiamo o impariamo? La PNL  esamina il nostro modo di agire e di pensare modellando risposte adattive e di qualità.

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Il corpo e la mente sembrano statici eppure cambiano continuamente. I pensieri e la fisiologia del corpo sono sttettamente correlati infatti la natura dei nostri pensieri si ripercuote sulla fisiologia mentre la salute ed il benessere del corpo influenzano i pensieri. Mente, corpo e spirito si fondono nelle nostre convinzioni e ciò in cui crediamo influisce profondamente su pensieri ed azioni. La PNL considera le credenze non in termini di giusto o sbagliato, ma di utili o inutili.

Come fa un comportamento a divenire una competenza? L’acquisizione passa da quattro fasi: nella prima INCOMPETENZA INCONSCIA non siamo in grado di fare qualcosa, non ci abbiamo mai pensato o provato. Poi proviamo , questa azione inizia ad entrare nel nostro comportamento,ma ci rendiamo conto che non siamo  bravi. La fase dell’INCOMPETENZA CONSCIA è cominciata. In questo stadio si apprende molto ed è fondamentale. Segue la COMPETENZA CONSCIA in cui abbiamo imparato a fare una certa cosa con attenzione, infine raggiungiamo un altro livello che è rappresentato dalla COMPETENZA INCONSCIA in cui svolgiamo l’azione con facilità senza pensarci. Esiste un altro stadio che è quello della MAESTRIA ovvero quando si diventa molto bravi ad eseguire determinate azioni. Ciò che interessa la PNL sono i due stadi  mediani coscienti che possono essere appresi in modo più accellerato.

Basata sull’integrazione di varie discipline la PNL è un sistema di sviluppo personale tra i più veloci ed efficaci che aiuta a capire ed usare consapevolmente le dinamiche e i meccanismi del comportamento umano. Utile nello sport, nel mondo degli affari e nei rapporti personali aiuta ad essere positivi e a predisporre a raggiungere obiettivi di eccellenza.

 

Se questo articolo ti ha interessato puoi approfondire su “Manuale di PNL”  Ed. Il Punto d’incontro.

Alla scoperta delle emozioni

Durante la giornata veniamo sottoposti a tante emozioni, sia di natura positiva che negativa. Il nostro impegno emotivo è quindi costante. Come influenzano le emozioni i nostri vissuti, le nostre scelte? Quando parliamo di emozioni dobbiamo pensare ad una serie di modificazioni che avvengono nel nostro corpo a livello endocrino, cardiaco, respiratorio che ci coinvolgono a livello psichico ( modificando ed orientando il nostro pensiero) , ma anche a livello di mimica facciale (cambiamenti in risposta ad alcuni eventi) e naturalmente di comportamento con reazioni tipo attacco o fuga.  In tanti hanno studiato le emozioni cercando di definirle e categorizzarle. La più importante definizione è quella di emozioni primarie e secondarie.

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Le emozioni primarie sono riscontrabili in qualsiasi popolazione, per questo sono definite primarie  ovvero universali e comprendono:

  • rabbia, generata dalla frustrazione che si può manifestare attraverso l’aggressività;
  • paura, emozione dominata dall’istinto che ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione pericolosa;
  • tristezza, si origina a seguito di una perdita o da uno scopo non raggiunto;
  • gioia, stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri;
  • sorpresa, si origina da un evento inaspettato, seguito da paura o gioia;
  • disprezzo, sentimento e atteggiamento di totale mancanza di stima e disdegnato rifiuto verso persone o cose, considerate prive di dignità morale o intellettuale;
  • disgusto, risposta repulsiva caratterizzata da un’espressione facciale specifica.

Le emozioni secondarie, invece, sono quelle che originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale.  Esse sono:

  • allegria, sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo;
  • invidia, stato emozionale in cui un soggetto sente un forte desiderio di avere ciò che l’altro possiede;
  • vergogna, reazione emotiva che si prova in conseguenza alla trasgressione di regole sociali;
  • ansia, reazione emotiva dovuta al prefigurarsi di un pericolo ipotetico, futuro e distante;
  • rassegnazione, disposizione d’animo di chi accetta pazientemente un dolore, una sfortuna;
  • gelosia, stato emotivo che deriva dalla paura di perdere qualcosa che appartiene già al soggetto;
  • speranza, tendenza a ritenere che fenomeni o eventi siano gestibili e controllabili e quindi indirizzabili verso esiti sperati come migliori;
  • perdono, sostituzione delle emozioni negative che seguono un’offesa percepita (es. rabbia, paura) con delle emozioni positive (es. empatia, compassione);
  • offesa, danno morale che si arreca a una persona con atti o con parole;
  • nostalgia, stato di malessere causato da un acuto desiderio di un luogo lontano, di una cosa o di una persona assente o perduta, di una situazione finita che si vorrebbe rivivere;
  • rimorso, stato di pena o turbamento psicologico sperimentato da chi ritiene di aver tenuto comportamenti o azioni contrari al proprio codice morale;
  • delusione, stato d’animo di tristezza provocato dalla constatazione che le aspettative, le speranze coltivate non hanno riscontro nella realtà.

Quindi, le seconde sono delle emozioni più complesse e hanno bisogno di più elementi esterni o pensieri eterogenei per essere attivate.

 

Fonte: stateofmind.it

Menopausa e dintorni- Cambiamenti di Peso- risvolti psicologici e nutrizionali. ABSTRACT dell’intervento e riflessioni

Intervento del 24 giugno 2017 presso Parafarmacia del Lago-Anguillara Sabazia Rm

Dott.ssa Scanu: “Vorrei cominciare dandovi un’anteprima del mio prossimo libro nel capitolo che si occupa proprio del tema di oggi ovvero la menopausa. Questa la testimonianza di Stefania 48 anni. Sono certa che sarà di spunto per ognuna di voi per condividere la propria esperienza:

Non lo avrei mai detto eppure mia madre aveva ragione! Dopo i 45 anni non è più la stessa cosa. Il corpo fa come gli pare. Appena mangi ti gonfi. Non ti piaci più. Ti senti pesante. Ci sono giorni in cui non uscirei di casa. Io sono sempre stata una persona attiva ed ora preferisco passare interi pomeriggi a guardare la televisione invece che vestirmi ed uscire. Non chiamo le amiche perchè non mi va di parlare e uscire e vestirmi. Non mi riconosco più. Negli ultimi due anni l’aumento di peso ha condizionato la mia vita e ogni sacrificio per riacquistare la linea mi sembra assurdo da affrontare ed inutile. Mi sono sempre piaciuta mi piace indossare bei vestiti…ma cosa sta succedendo? Più cerco di frenarmi più gli sgarri aumentano. Mi provo pantaloni semi nuovi che però non si allacciano in vita e tutto diventa triste. Non voglio considerarmi depressa, ma se devo essere sincera è così che mi sento anche se non voglio ammetterlo. Ho ancora il ciclo grazie alla pillola, ma gli sbalzi d’umore sono davvero frequenti. E’ come stare in una fase di pre-ciclo continuo come il bisogno di spizzicare continuamente. C’è il periodo delle noccioline poi quello delle liquirizie, delle caramelle e della cioccolata. Ho provato a sostituirle con degli integratori di magnesio, ma nulla.Ho persino provato a fumare per diminuire l’ansia, ma è un vizio che non ho mai avuto e non riesco a prendere.

Le parole di Stefania sono sincere e  tristemente comuni così come le sensazioni che trasmette. La menopausa una volta considerata quasi esclusivamente come il momento della donna in cui non poteva più procreare oggi assume una dimensione diversa. L’identità della donna non è esclusiva della sua capacità di procreare. Quando eravamo molto giovani le donne  a 50 anni erano nonne. Io ricordo la mia con la crocchia di capelli grigi e tutta vestita di nero ben diversa da quello che era mia madre alla sua stessa età e lontana da me anni luce. Oggi la donna è quasi una ragazza.  Ha figli grandi ,  è abbastanza indipendente. Può contare su un aspetto fisico decisamente migliore rispetto alle sue coetanee di 50 anni fa , ma subisce delle pressioni sociali enormi. Bisogna essere sempre inappuntabili, perfette in tutto. Prevedere i bisogni dei figli, dei mariti, e ora anche dei genitori che immancabilmente invecchiano. Genitori che prima erano di sostegno con i figli (almeno per i più fortunati) diventano a loro volta figli.  Un rapporto nuovo che non si è mai pronti ad affrontare. Se alla vecchiaia si aggiunge anche la malattia l’impegno diventa enorme. Dopo un periodo della propria vita in cui si aveva raggiunto una certa stabilità ne segue uno in cui tutto è incerto. Tutto  cambia dimensione: i rapporti con i figli e con i genitori, con gli amici , ma anche  l’emotività, la fatica fisica e le dimenticanze”.

Segue un momento di condivisione tra le partecipanti in cui ognuna racconta la propria esperienza. Si evidenziano : tempi di recupero aumentati, sensazione d’insofferenza, voglia di piangere, sentimenti depressivi.

Poter raccontare la propria esperienza e comprendere che tanti aspetti, a volte  poco conosciuti della menopausa come le dimenticanze, è rassicurante. Le situazioni di disagio che vengono vissute sono però molte ed un clima famigliare sereno ed un compagno comprensivo possono migliorarne la percezione. Nei racconti di donne rimaste sole o con figli e mariti poco attenti il disagio aumenta fino a sfociare in situazioni patologiche preoccupanti. L’importante è non sottovalutare questi vissuti e cercare aiuto in uno psicologo al quale poter affidare tutti i sentimenti negativi per una nuova rinascita in positivo.

Appendice*  Cosa è la menopausa

 Il passaggio di vita della donna dalla fase di fertilità a quella di impossibilità a procreare è un evento fisiologico caratterizzato da cambiamenti fisico-biologici, comportamentali, emotivi e culturali naturali ma di notevole impatto sia sulla singola persona, sia sulla collettività. Infatti, l’innalzamento della vita media nei paesi occidentali e, nella fattispecie, nella vita delle donne, fa si che un terzo abbondante della vita di una donna avvenga in una situazione di assenza di ormoni estrogeni, con le conseguenze – amplificate – di ciò che tale situazione comporta. La menopausa compare, usualmente, tra i 45 ed i 55 anni; sono possibili menopause anticipate (>38 anni) o precoci (>35 anni) e menopause tardive >56 anni). Ciò rende la donna maggiormente passibile di una serie di patologie croniche -malattie cardiovascolari, più o meno associate a quadri dismetabolici lipidici o glucidici, osteoporosi e sue conseguenze, neoplasie, deterioramento cognitivo e, in primis, aumento ponderale – tutte strettamente correlate con la caduta degli estrogeni circolanti.

L’aumento di peso è anch’esso un fenomeno naturale in questa fase di vita della donna, a genesi multifattoriale poco meno della metà delle donne sperimenta un aumento medio di 5 Kg nel periodo peri-menopausale; il 17% circa supera i 15 Kg.

Quindi, anche se l’incremento è contenuto e può essere facilmente smaltito con qualche attenzione, è pur sempre presente e può favorire la comparsa di fenomeni patologici. Il primo aspetto connesso con tale modifica del peso è dato dal cambiamento della distribuzione adiposa: la donna possiede – come caratteristica legata al genere – una percentuale di massa adiposa maggiore rispetto al maschio ed in sedi diverse dovuto a necessità procreative. Con la menopausa i depositi loco-regionali abituali vengono riforniti in maniera diversa. In generale osserviamo:

  • calo di massa magra
  • redistribuzione depositi adiposi
  • calo depositi ossei
  • stressori bio-psico-sociali = aumento rischio depressione sottosoglia con aumento turbe del sonno e modifica reattività ambientale, anche alimentare;
  • turbe dell’umore (ansia e depressione) = utilizzo emotivo del cibo con conseguente aumento di peso

Oltre al supporto PSICOLOGICO importante una corretta alimentazione ed una costante attività fisica (30 minuti al giorno):

  • Non eccedere con le dosi,
  • Variare le fonti,
  • Controllare le calorie,
  • Limitare cibi grassi, sale ed alcol,inserire mandorle e noci e pesce azzurro
  • Aumentare le fonti vegetali proteiche,
  • Consumare regolarmente frutta e verdura.
  • Bere tanta acqua ed aiutarsi con le tisane
  • Usare alimenti ricchi di antiossidanti
  • Se necesario usare integratori (magnesio e calcio e vit.d)

 

*Fonti : Atti del Corso Clinico “La Nutrizione nella Donna: dall’Infanzia alla Senilità” Reggio Emilia 2012