Le persone fanno la differenza (nel lavoro e nella vita privata)

Quante volte è capitato di chiedervi come mai ad alcune persone (anche a voi stessi) sembra sempre andare tutto per il meglio, mentre ad altri non ne riesce una giusta?

Le persone non sono tutte uguali perchè ognuna con caratteristiche, storie  ed esperienze diverse. Quali sono quelle peculiarità che rendono la persona vincente rispetto ad un’altra?

Per prima cosa prenderei in esame i valori, perchè sono i valori a fare la vera differenza. Le persone in gamba credono in se stesse, stabiliscono obiettivi prima di agire (non agiscono alla cieca per intenderci), credono negli altri supportandoli e facendosi supportare quando non si riesce da soli. Pretendono performance ambiziose da sè e dagli altri (ovvero non si accontentano).

La creatività e l’innovazione permettono di aprire la mente a nuove soluzioni. Le persone che le posseggono hanno coraggio a rompere gli schemi affermando la propria unicità. Se sbagliano ne traggono il giusto vantaggio dell’aver imparato qualcosa di nuovo per migliorare la strategia.

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Bisogna dimostrare passione ed empatia, porsi sfide positive. Necessaria accuratezza in ogni cosa che si fa senza lasciare al caso. Saper anticipare o imparare dagli inconvenienti. Abbracciare i cambiamenti, restando fedeli a se stessi, essere ambiziosi rimanendo con i piedi per terra per non perdere le opportunità. In poche parole bisogna essere coraggiosi imparando a combattere senza arrendersi con grande fiducia nelle proprie capacità senza dubitare.

Tutte queste caratteristiche sono indispensabili nella vita privata con gli amici e la famiglia per condividere al meglio momenti importanti, ma anche per una migliore organizzazione famigliare, delle tempistiche ecc. Fondamentali lo diventano anche nel lavoro dove la collaborazione è importante e dove non bisogna mai sottovalutare le idee degli altri perchè possono essere la chiave giusta per risolvere un problema. Essere di supporto ad un team di lavoro e saper delegare è importante quanto credere in quello che si fa.

Fiducia e Mindfulness

La fiducia è la sensazione di certezza o convinzione che le cose possono svolgersi in un contesto affidabile di ordine ed integrità. Forse non comprendiamo sempre cosa accade a noi e agli altri o la ragione di una particolare situazione, ma se abbiamo fiducia in noi stessi, in qualcun altro, o ci affidiamo ad un procedimento o ad un ideale, possiamo trovare un forte elemento stabilizzante che comprende sicurezza, equilibrio e franchezza che, che se non sono basati sull’ingenuità, in un certo senso ci guidano e proteggono intuitivamente dal male e dall’autodistruzione.

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Nella pratica della consapevolezza è importante coltivare il senso di fiducia, perchè se non confidiamo nella nostra capacità personale di ossevare, essere aperti e attenti, riflettere sull’esperienza, crescere e apprendere dall’osservazione e dall’applicazione , ci riuscirà molto difficile sviluppare una qualsiasi fra queste capacità, che appassiranno e rimarranno nello stato latente.

Un aspetto della pratica della consapevolezza è coltivare un atteggiamento fiducioso. Iniziamo con l’indagare profondamente sulle nostte sicurezze interiori.Se non riusciamo a stabilire immediatamentesu che cosa possiamo fare affidamento dentro di noi, forse abbiamo bisogno di esaminarci più a fondo, di autoconfrontarciun pò più a lungo in tutta tranquillità e limitandoci ad “essere”.

Se siamo inconsapevoli per la maggior parte del tempo di ciò che facciamo e non siamo particolarmente soddisfatti  di come si svolge la nostra vita, forse è il momento di prestare maggiore attenzione, di essere più presenti a noi stessi, di valutare le nostre scelte e le loro conseguenze nel futuro.

Essere AUTONOMI in psicologia

In senso strettamente psicologico è la capacità di sentire, pensare e prendere decisioni da soli. Le persone autonome dal punto di vista emotivo sono in grado di gestire le proprie emozioni e si sentono sicure delle loro scelte e obiettivi. Essere autonomi significa essere in grado di governare se stessi e di determinare il proprio destino.

Tutti abbiamo la capacità di raggiungere un certo grado di autonomia ma, nonostante si tratti di un diritto naturale dell’ essere umano, pochi la raggiungono realmente.Una persona realmente autonoma è quella che dimostra di “possedere o recuperare tre capacità: consapevolezza, spontaneità, intimità”. (Berne)

Consapevolezza significa sapere cosa sta accadendo ora. Chi è autonomo è libero di poter sentire, vedere, toccare… in un poche parole a valutare la realtà in modo indipendente, in modo genuino e personale anche se diverso da ciò che gli era stato insegnato in modo diretto o indiretto. La persona consapevole non ha pregiudizi che deformano la percezione del presente e può godere del qui ed ora.

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Conosce le sue emozioni e le sue fantasie e non se ne vergogna, cerca di comprendere l’altro per un reale scambio ed una comunicazione sincera. Si confronta in modo attivo e cerca di risolvere i problemi in modo propositivo.

Le persone consapevoli sanno dove stanno, cosa stanno facendo e quali sentimenti provano in proposito. La spontaneità consiste nella libertà di scelta fra un’infinità  di comportamenti e sentimenti che possiamo realizzare con la nostra personalità . Una persona autonoma è spontanea e flessibile, non follemente impulsiva ; vede tutte le scelte che può fare e adotta il comportamento che le sembra più opportuno, in rapporto alla situazione e propri scopi personali. Essere spontanei è un modo arricchente di vivere perchè aumenta il repertorio dei nostri comportamenti e quindi di risolvere i problemi in modo originale e liberi da scelte precostituite.

Dobbiamo però fare  di più che limitarci a prendere decisioni. Ha  poco senso prendere decisioni e poi non metterle in atto. Siamo autentici e completi quando il nostro comportamento esterno armonizza con le nostre intime convinzioni.

Arriviamo quindi al terzo aspetto quello che riguarda l’intimità : che è l’espressione dei sentimenti di calore, di tenerezza, di comunione con gli altri che sono proprie dello stato naturale delle nostre emozioni.

La persona autonoma, quando crede sia il caso, affronta il rischio dell’amicizia e dell’intimità. Questo non è facile per chi abbia imposto dei freni ai propri sentimenti affettuosi e non è quindi abituato ad esprimerli. Quando tenta per la prima volta di modificare i suoi vecchi programmi, in genere si sente goffo o anche falso. Ma malgrado tutto se è una persona autonoma, fa ugualmente l’esperimento.

Bambini ed autostima

ll termine autostima viene dal verbo latino “aestimare”, che corrisponde a “determinare il valore di”, ma anche “avere un’opinione su”. In sostanza può essere definita come il valore che si attribuisce a sé come persona e corrisponde alla considerazione che ha un individuo di se stesso.

Possedere una buona  autostima significa avere una sana considerazione di sè : valutarsi  in modo positivo conoscendo i punti di forza e  migliorando le proprie aree di debolezza ed infine avere la capacità  di perdonarsi in caso di fallimento.

John Bowlby nel suo libro “Una base sicura” evidenziava quanto fossero importanti i legami di attaccamento nella prima infanzia, il tempo che i genitori passano insieme al figlio, ma anche le emozioni che accompagnano ogni loro gesto. L’autostima si costruisce passo dopo passo a partire dai primi giorni di vita di un bambino. E’ possibile promuovere al meglio l’autostima nei bambini attuando comportamenti positivi quali:  ascoltare e prendere atto dei pensieri e dei sentimenti dei propri figli; costruire situazioni che aiutano i propri figli a sperimentare vissuti di successo; rafforzare nei propri figli la convinzione di essere capaci e degni di affetto; rivolgersi al bambino usando un atteggiamento positivo e di rispetto. Insegnare al bambino il dialogo e a parlare delle proprie emozioni. Fondamentale anche creare delle regole e dei limiti , adeguate al livello del bambino,  rispettate da tutta la famiglia. Avere aspettative adeguate all’età e alla maturità dei figli riconoscendo  e rispettandone l’individualità ; incoraggiare  il pensiero autonomo, l’espressione delle loro idee e opinioni, anche se in contrasto con le vostre sono alcune delle azioni che ogni buon genitore dovrebbe intraprendere.

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Purtroppo, sebbene la qualità delle relazioni primarie sia di fondamentale importanza, non basta a garantire la sicurezza e la stima di sè in età adulta in quanto l’immagine che ciascuno ha di se è soggetta a mutazioni.  La formazione dell’autostima può essere analizzata pensando al divario tra Sé percepito e Sé ideale. Il Sé percepito equivale al concetto di sé, alla conoscenza di quelle abilità, caratteristiche e qualità che sono presenti o assenti; mentre il Sé ideale è l’immagine della persona che ci piacerebbe essere. Quindi, i problemi legati all’autostima nascono dalla discrepanza tra sé ideale e sé percepito.

Attualmente, la letteratura scientifica è abbastanza concorde nell’affermare che l’autostima è una componente di natura multidimensionale. L’autostima si evolve negli svariati contesti in cui l’individuo si trova ad interagire fin dall’infanzia, che contribuiscono a formare le varie dimensioni dell’autostima: nelle relazioni interpersonali, nella competenza sul controllo dell’ambiente, nell’emotività,nel successo scolastico, nella vita familiare, nel vissuto corporeo. Tali contesti sono parzialmente sovrapposti e collegati: ognuno da vita ad un aspetto dell’autostima ed insieme danno vita al senso generale d’autostima dell’individuo.

L’importanza dell’amicizia in psicologia

Studi recenti confermano che la presenza degli amici nella nostra vita aumenta la nostra possibilità di essere felici. Naturalmente solo se anche gli amici lo sono, infatti sembra che  ogni amico felice aumenta la probabilità di essere felice di una persona del 9% mentre ogni amico infelice la diminuisce del 7%”. Nello specifico il fare le cose insieme è la componente dell’amicizia che rende più felici.

Non è facile incontrare persone affini a noi con le quali condividere tempo, passioni, sogni e segreti, ed il detto “chi trova un amico trova un tesoro” è incredibilmente attuale specie in questo periodo in cui andiamo tutti di corsa e siamo sempre in ansia per qualche cosa.

Tendiamo a dedicare più tempo alla famiglia e ad partner, ma trascurare gli amici può essere pericoloso per la salute mentale di un individuo. Se gli incontri con gli amici sono giornalieri, la possibilità di essere felici aumenta a dismisura con un impatto sul benessere generale incredibile!

Non che sia sbagliato dedicare tempo alla famiglia, ma spesso si caricano il partner ed i famigliari più stretti di eccessive aspettative e pressioni.  Il tempo trascorso con gli amici invece non comporta le stesse responsabilità, e tutti abbiamo bisogno di una pausa di innocua leggerezza.

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Risulta molto positivo anche frequentare gli amici in coppia. Gli studi confermano un miglioramento della relazione nel lungo termine. Infatti avere amici che  ammirano e sostengono il vostro rapporto permette di  sostenere la vostra coppia anche durante momenti di dubbio o distanza. Naturalmente è raro mantenere gli stessi amici per tutta la vita, in realtà assistiamo ad una sorta di ricambio ogni pochi anni di quelli che consideriamo i nostri migliori amici. Questo accade in seguito ai cambiamenti della nostra vita e di conseguenza a diversi interessi che non sempre sono condivisi vel tempo.Inoltre gli amici al pari di una pianta vanno “coltivati”. Non possiamo aspettarci infatti che un amico in quanto tale debba essere sempre lì quando ne abbiamo bisogno, è uno scambio reciproco e non un prendere unilaterale! Naturalmente la prossimità fisica riveste la sua importanza. Quanto un amico è vicino, o frequenta i nostri stessi luoghi abituali o di lavoro, maggiore è la nostra possibilità di condividere esperienze e situazioni  e maggiore è il legame che si crea. Dedicare del tempo agli amici è importante: è il segnale di quanto li si apprezzi.

Con un amico sono indispensabili la pazienza, la flessibilità ed una buona dose di reciprocità e la cosa più importante di tutte è quella di sostenere la visione che la persona ha di se stessa. Come detto in precedenza nel tempo si cambia, ma l’amicizia può solo rafforzarsi se in qualche modo saremo “fan” dei nostri più cari  amici!

Creatività contro pensiero razionale: vincono le buone idee!

Avete mai osservato un bambino che gioca e che apprende una cosa nuova per la prima volta? E’ spontaneo, intuitivo ed utilizza tutti e 5 i sensi con una incredibile capacità di immaginazione. Mentre cresciamo perdiamo, in parte, questa modalità di accesso all’esperienza ed utilizziamo dei percorsi logico-razionali di pensiero che ci allontanano dalle nostre capacità innate. Praticamente crescendo tendiamo ad utilizzare sempre più l’emisfero sinistro del nostro cervello , quello che fa capo al pensiero logico-razionale, e tendiamo a “dimenticare” l’emisfero destro che fa capo al pensiero creativo. Il pensiero creativo anche detto produttivo o divergente è però utile per vedere i problemi nello loro globalità e trovare soluzioni originali.

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Il pensiero creativo lavora insieme alla nostra parte emozionale poichè di fatto le emozioni sono il motore psichico della nostra capacità immaginativa. La nostra apertura al mondo, la comprensione dei sentimenti altrui ci guidano nel rapporto con gli altri e ci sostengono nei nostri obiettivi. Caratteristica principale del pensiero creativo è la condivisione e di conseguenza lo scambio di idee : questo produce idee innovative determinate da diverse menti al lavoro. A volte la buona idea giunge all’improvviso , altre ha bisogno di tempi tecnici per essere maturata, confrontata, provata e nel caso modificata.Solo il pensiero creativo, quindi più spontaneo e fuori da rigide regole può produrre buone idee e ottime soluzioni per risolvere i problemi. Rimanere in ambiti ristretti di pensiero è poco produttivo e potenzialmente meno adattivo agli individui. Spesso si utilizza il concetto di pensiero creativo in modo errato come se fosse una strategia da imparare, in realtà è uno schema di pensiero che possediamo in modo naturale, dobbiamo solo cercare di ricordarlo lasciandoci andare ed accettare anche ipotesi “meno razionali” che però potrebbero rivelarsi utili. Senza dimenticare le emozioni che stanno dietro ad ogni nostra scelta!

Essere “coraggiosi” nonostante tutto

In tanti momenti della nostra vita possiamo avere l’impressione che il nostro mondo interiore sia distrutto. Traumi, disillusioni, perdite rappresentano momenti di grandi difficoltà. Sono queste le situazioni in cui il coraggio viene messo alla prova. Neurologi e biologi ci rassicurano sul fatto che il nostro cervello sia preparato per sopravvivere ad ogni tipo di avversità, ma quando ci troviamo ad affrontare pesanti problemi viene naturale chiedersi : perchè proprio a me? Nella realtà solo il 30 % della popolazione esce positivamente da un trauma. Raccogliere i “cocci”  non è facile, ma neppure impossibile.  Il cervello umano possiede circa 100.000 milioni di neuroni che creano, a loro volta, miliardi di connessioni neuronali e se ci pensate è una cosa meravigliosa. Se accettiamo che tutti siamo in qualche modo, architetti del nostro cervello accetteremo  anche il fatto di essere capaci di accendere il nostro coraggio personale, la nostra forza e l’ottimismo per favorire il cambiamento.

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In Giappone esiste una tecnica chiamata “Kintsugi“ mediante la quale si riparano gli oggetti in ceramica rotti. Si realizza utilizzando un collante forte, sopra il quale si applica della polvere d’oro. La Kintsukuroi è un’arte delicata ed eccezionale, grazie alla quale si cerca di restituire agli oggetti la loro forma originale. Per i giapponesi, ricongiungere quei pezzi rotti utilizzando l’oro o l’argento conferisce ad ogni oggetto una vitalità e una storia unica. Questi oggetti, inoltre, che prima erano fragili, diventano poi molto resistenti, oltre che belli. La cura dell’oro li rende infrangibili.

In qualche modo si diventa proprio più forti e resistenti proprio nei punti che erano stati spezzati. Perché quei vincoli sofferti possono essere riparati è necessaria la resilienza. Con un atteggiamento positivo e la convinzione di poter superare tutte le difficoltà, rimarginare ogni ferita, riprendere ogni sogno distrutto ci si può rialzare ancora più forti. Naturalmente i tempi sono diversi per ognuno di noi. Bisogna comprendere che il cervello oltre ad essere un organismo diretto dalle emozioni , è un raffinato e complesso organo che comunica attraverso impulsi elettrici. Quando si verifica un trauma o si soffre di depressione, cambia l’intensità di questi. Per questo motivo, è così difficile concentrarsi. Man mano che sarà possibile riconnetersi con se stessi e con la realtà affioreranno di colpo anche tutte le emozioni: dalla paura all’ira, alla tristezza, al pianto. Non frenate le vostre emozioni, favorite lo sfogo emotivo. Al termine sarà necessario agire per riprendere il controllo ed il normale ritmo di vita. Non sarete gli stessi di prima, ma sarete sicuramente più forti.