Dimagrire una scelta consapevole/METODO INTEGRATO della Dott.ssa SCANU

Dimagrire: una scelta consapevole

Prefazione

Autore Emanuela Scanu Editore Campi di Carta 2013

Questo non è un altro libro sulle diete. Certo, si parla di cibo, di alimentazione, ma principalmente si parla di cambiamenti che devono avvenire dentro di voi, se volete veramente raggiungere l’obiettivo della perdita e del successivo mantenimento del peso corporeo.

Se sperate di trovare qui la formula magica, la bacchetta della felicità, rimarrete delusi. Forse non ve ne siete accorti, ma nella vita senza sacrifici non si ottiene nulla. Il percorso che propongo è una strada in salita, costellata da mille difficoltà, ma una volta arrivati al traguardo quello che avrete imparato sarà vostro per sempre.

Niente di duraturo si ottiene se vogliamo passare per le scorciatoie: l’unico sistema è un impegno sincero, costante, vissuto con entusiasmo.

E’ necessario riprendere in mano la propria vita, riappropriandosi  del proprio corpo “passo dopo passo”, scoprire in che cosa credete davvero, fare attenzione a come vi comportate e a quello che fate quando le cose non vanno per il verso giusto. A cosa dedicate tempo e come lo fate, ma anche a come spendete i soldi ed infine a come mangiate. Non è una questione di kg. anche se i kg c’entrano eccome! Ciò che siete sta nel vostro piatto, il vostro rapporto con il cibo dice tutto dell’atteggiamento che avete nei confronti della vita : mangiate nello stesso modo in cui vivete.

Le abbuffate o le privazioni continue s’intrecciano ad esigenze intime e assolute che vanno al di là del rapporto con la bilancia o con l’immagine esteriore. Ad attivarsi è ben altro: la dose di gioia e di benessere o la soddisfazione a cui credete di aver diritto.

Mi occupo di disturbi dell’alimentazione da circa venti  anni e sono una psicologa, ma recentemente mi piace propormi come “coach alimentare” , perché ancora oggi si fa fatica a capire o ad accettare che si può aver bisogno di un aiuto esterno . Nell’immaginario collettivo lo psicologo è ancora quello che “cura i matti” ed è quindi visto in maniera negativa.

E’ per questo che il Metodo Integrato viene proposto sotto forma di Corso. Un corso grazie al quale apprendere come mangiare in modo corretto, sia dal punto di vista strettamente nutrizionale che da quello psicologico ed emozionale, in modo tale da ottenere un supporto indiretto, certamente non tradizionale, ma comunque valido.

Medici nutrizionisti o dietologi prescrivono diete, danno alcuni consigli e propongono un controllo ad un mese …  e voi siete lì con tante belle pagine, ma “soli”  ad affrontare le insidie, i dubbi e le difficoltà.

Se fosse facile intraprendere una dieta e seguirla, non ci sarebbero così tante persone obese o in sovrappeso che ad ogni fallimento si sentono sempre più inadeguate e sconfitte. Con il mio Metodo  io partecipo in modo attivo, specie nei primi giorni, alle scelte, alle difficoltà e alle cadute. Analizzo gli schemi mentali che sottostanno alle azioni, ai dubbi e utilizzando le risorse delle persone, propongo soluzioni nuove per affrontare responsabilmente i cambiamenti: insomma la persona non si sente sola, ma può contare su un punto di riferimento.

porta il mio libro anche in vacanza

A differenza di altri operatori, personalmente preferisco utilizzare il contatto ed il controllo del cibo, quello che generalmente si definisce in modo errato e frustrante “dieta” , come strumento e non come fine: riuscire ad imporsi un corretto approccio alimentare significa anche inserirlo in un contesto più ampio di stile di vita, di organizzazione e riordino di pensieri e sensazioni. Mi piace pensare ad  alimentazione equilibrata/controllata,   legandola al concetto assolutamente rivoluzionario di una scelta in positivo che interagisce con tutti gli aspetti del nostro vivere quotidiano e promuove profondi cambiamenti. In realtà mi interessa solo marginalmente cosa mangiate.

Nella concezione classica invece si pensa a “fare una dieta” imponendosi enormi sacrifici per una settimana, un mese o tre, per poi tornare a fare le stesse cose che si facevano prima e trovarsi un bel giorno ad aver recuperato i chili perduti con tanto di interessi.

Un’alimentazione sana va inserita in uno stile di vita corretto altrimenti è una forzatura e prima o poi l’impegno si esaurisce, s’interrompe con grosse ripercussioni sul fisico, che fa sempre più fatica a smaltire i kg accumulati, e per la psiche, che ogni volta si ritrova l’autostima nel baratro.

Durante il mio percorso professionale ho raccolto centinaia d’informazioni e grazie al confronto con le persone che si sono affidate a me ho potuto intraprendere la strada per sviluppare il mio Metodo.

Il Metodo è sempre in aggiornamento , perché continuano a crearsi situazioni nuove che impongono variazioni e diversi punti di vista: nuove scoperte scientifiche che sostituiscono le precedenti, la diffusione delle intolleranze alimentari, il crescendo di uno stile di vita sempre più dinamico e competitivo che innalza a dismisura i livelli di stress ed insoddisfazione, le incertezze economiche e lavorative, l’aumento di persone che scelgono il biologico o fanno la scelta di vita vegetariana o vegana.

Il Metodo – Integrato non è un vestito a taglia unica per tutte le stagioni che può essere indossato da  chiunque in qualsiasi momento bensì è qualcosa da adattare ed è in continua evoluzione. Non è un modello statico, ma dinamico.

Alcuni consigli utili per una persona possono risultare inadatti per un’altra, questo perché non siamo tutti uguali e non abbiamo gli stessi strumenti di comprensione, i tempi di apprendimento sono diversi anche se a volte alcune problematiche si presentano in modo simile. Le storie ed i vissuti delle persone rappresentano un’infinita varietà,  quindi non è possibile proporre un unico modello valido per tutti, ma sicuramente una cosa vi accomuna: la mancanza di amore verso voi stessi.

Questo sarà un argomento  focale del programma: imparare a  prendervi cura di voi stessi e trovare il modo di valorizzarvi, anche attraverso semplici consigli di look e stile .

In questa sede inoltre saranno indicati i principi base della scienza dell’alimentazione, proposti in sostituzione di concezioni errate molto diffuse e radicate. A volte si è assolutamente certi di aver fatto scelte light, oppure di aver mangiato in modo corretto ed in giuste porzioni ed invece non è così. La tradizione culinaria  italiana è spesso ricca di errori, nutrizionalmente parlando, perché nata principalmente nell’immediato dopoguerra, quando le brave mamme italiane riuscivano a sfamare tante bocche avendo a disposizione spesso ben poco. Ma quel tipo di alimentazione oggi non può essere riproposta alla lettera, va rivisitata.

Analizzeremo le situazioni psicologiche più comuni che portano ad un aumento di peso, tra queste ognuno potrà riconoscere almeno parte della propria esperienza ed avere la possibilità di fare dei cambiamenti. Se siete curiosi di mettervi alla prova e volete intraprendere un cammino responsabile nella vostra vita continuate a leggere: io vi accompagnerò.

“Tutto o nulla” il pensiero che non ti fa perdere peso

“Se sgarro anche solo con una caramella, tutta la dieta è andata”, “Se accetto l’invito di stasera ogni sacrificio sarà stato inutile”, “se è amica con quella può pure scordarsi di me”, “se non mi sta bene quel vestito allora non compro nulla”,

Vi siete rivisti in una o più delle affermazioni proposte? Allora utilizzate il pensiero dicotomico!

Il pensiero dicotomico, è anche detto del “tutto o nulla”, è di fatto una distorsione cognitiva, in base alla quale si tende a pensare agli antipodi (anche detto pensiero polarizzato!): ovvero tutto bianco o nero ( i due opposti appunto!)

Usare questi schemi così estremi non è certo un vantaggio, perché non permette di cogliere i numerosi aspetti che stanno nel mezzo (le sfumature dei grigi per intenderci!!) Infatti con questa modalità di pensiero ogni evento della nostra esistenza sarà una enorme fortuna o una immane tragedia. Non possiamo vedere se una cosa in apparenza negativa in realtà ci porterà dei benefici che non avevamo previsto (e vi assicuro che molte volte è così, ma non abbiamo gli occhi per vederli!)

Praticamente nella nostra testa appare questo tranello:  “questo oppure quest’altro”. Sembra inconcepibile che possano esistere due realtà opposte contemporaneamente. Essere a dieta e sgarrare ad esempio. Niente di più facile! Il mangiare in eccesso, con il suo conseguente aumento di peso, serve a compensare dei bisogni. Nel momento in cui ci mettiamo a dieta anche per tutte le più serie motivazioni del mondo è molto facile sgarrare perché siamo frustrati. Ma non dalla mancanza del cibo come crediamo, ma dalla mancanza della compensazione del bisogno e quindi cadiamo nella trappola.

“Ho mangiato delle patatine a questo punto la dieta è rovinata tanto vale che le mangio tutte”. Se fate questo ragionamento state attuando il pensiero dicotomico e questo non è affatto un vantaggio per la linea.

Vi state chiedendo perché? Perché se usciti da questa dicotomia del tutto o nulla potendo scegliere quando e cosa mangiare, perché sarete liberi di farlo solo e quando ne avrete davvero bisogno e non solo perché siete stanchi, delusi, arrabbiati o altro.

Bisogna accettare il fatto che non siamo perfetti e che ogni strada vogliamo intraprendere non sarà lineare, ma piena di curve, buche e deviazioni e dobbiamo imparare a fronteggiare ogni genere di imprevisto.

Quando si è a dieta è normale avere fame o credere di averne. Allora che facciamo mangiamo e chi se ne frega della dieta?

No certo perché poi arrivano i sensi di colpa che ci costringono a mangiare ancora per compensare l’ansia oppure a saltare i pasti che poi ci portano a mangiare più del previsto al pasto seguente. Visto? Con questa modalità di pensiero non c’è via di uscita; non si dimagrisce.

Quando decidiamo di metterci a dieta mettiamo in conto che arriverà il momento in cui la tentazione si farà sentire e se cediamo non accade nulla. Significa solo che per raggiungere il traguardo avremo bisogno di un po’ più di tempo. Temo quelle persone che per una settimana fanno tutto perfettamente. Perché cadranno e quando accadrà abbandoneranno l’impresa. Preferisco le persone che ammettono, anche con se stesse, che sono cadute e allora si cerca di capirne il perché e si creano le situazioni affinchè non accada di nuovo o più raramente e questo non significa rinunciare alla dieta, ma capire i significati delle nostre scelte e bisogni che il cibo tiene nascosti e pian pianino raggiungere l’obiettivo della perdita di peso.  

Nel percorso dal bianco al nero e viceversa imparerete tante cose di voi  anche tante capacità che non credete di avere, ma solo se metterete abbastanza amore per voi stessi di ammettere di non essere perfetti e volervi bene comunque. Si anche questa è una dicotomia che dovete imparare a far convivere!!

Menopausa: meno disagi con lo Yoga Ormonale

Sto facendo ricerche per il mio prossimo libro in un capitolo del quale si affronterà il tema della menopausa e relativi disagi ed ho fatto una scoperta che condivido con voi. Forse per qualcuno lo yoga è materia nuova mentre per altri è una disciplina praticata regolarmente. Io mi ci sono accostata timidamente qualche anno fa quando per questioni fisiche non mi era più possibile praticare il fitness ad alto impatto che ho praticato per una vita. Mi sembrava una pratica molto lontana da me invece è stata una vera illuminazione tanto che la mattina, “quasi” tutte le mattine lo ammetto, mi ci dedico 15/20 minuti e devo dire che la giornata parte con il ritmo giusto. La connessione mente corpo permessa dalla corretta respirazione e giusti movimenti permette di essere più sciolti e con la mente sgombra.

Personalmente ho fatto un collage di pratiche poiché approfitto del momento anche per fare alcuni esercizi che il fisioterapista mi ha indicato anni fa per la postura ed anche quelli che la ginecologa mi ha consigliato per mantenere tonico il pavimento pelvico che si sa come per tutti i muscoli perde consistenza.

Tornando al tema del titolo ho scoperto in prima persona che nel periodo della pre e menopausa, quando gli ormoni fanno un po’ come vogliono e creano sbalzi d’umore, perdita di memoria ed insonnia lo yoga è un ottimo alleato. Esiste poi una pratica specifica chiamata Hormone Yoga Therapy, ideata da Dinah Rodriguez una psicologa ed insegnante di yoga, che agisce sulla produzione di ormoni andando a stimolare le ghiandole apposite. Basato sulla fisiologia femminile la dottoressa Rodriguez ha creato una sequenza di asana specifici (Asana sono posizioni o posture utilizzate in alcune forme di yoga, in particolare nello Hatha Yoga.) che stimolano le ovaie, l’ipofisi, la tiroide e le ghiandole surrenali come un massaggio interno.

La pratica deve essere continua e regolare unendo l’effetto delle posture/posizioni (asana) con le tecniche di respirazione (pranayama) secondo i principi energetici tibetani. La pratica della HYT (hormone yoga therapy) prevede esercizi semplici che è possibile fare tranquillamente a casa, esistono anche APP e video tutorial, ma se iniziate con un istruttore certificato vi potrà far comprendere al meglio gli esercizi e correggere eventuali errori. In Italia questa pratica è stata introdotta da Carla Nataloni andate a cercare sul Web i video dei suoi seminari se volete saperne qualcosa di più.

I risultati sull’umore sono davvero incredibili e di conseguenza anche il rapporto con il cibo che spesso è causa di aumento di peso. La sequenza malessere, mangiare, mangiare troppo e kg in più subisce un drastico rallentamento! La sensazione di rilassamento (io la chiamo pace sul mondo) non sarà scalfita dagli eventi negativi del quotidiano e riuscirete a vedere alcune cose in modo più chiaro ed immediato. Leggi  “risposta al problema efficace e soddisfacente”!

Nella nostra cultura alla parola menopausa si associa spesso quella di calo di vitalità, ma non deve essere per forza così. E’ un momento di cambiamenti fisiologici  non una malattia. Possiamo solo sceglierla in modo di viverla in modo positivo o negativo dipende da noi. Ma se decidiamo di prenderci cura di noi in un periodo in cui sembra una perdita di tempo e riusciamo a darci un valore nuovo allora sì che diventa un’opportunità.  Un’occasione per conoscere i meccanismi del nostro corpo che lo yoga facilita. Attivando il metabolismo avremo meno cefalee, nervosismo, ritenzione idrica ed insonnia. La libido (questa sconosciuta in menopausa!) si riattiva facendo ritrovare il desiderio sessuale. Molti degli effetti spiacevoli dovuti alla diminuzione degli estrogeni quali pelle secca, rischio di osteoporosi e problemi articolari con lo yoga ormonale migliorano sensibilmente. Viene anche consigliato di associare una alimentazione particolare per aumentarne i benefici che prevede una decisa riduzione di proteine animali a favore di quelle vegetali e tanta frutta e verdura cruda. Non ci sono particolari controindicazioni, ma non è consigliato nei casi di tumore al seno o nell’endometriosi per cui nel dubbio chiedete sempre un consiglio al vostro ginecologo di fiducia.

Sovrappeso e disordine: partner in crime

Non fate quella faccia e siate davvero sinceri con voi stessi. Sebbene il disordine non sia caratteristica delle persone in sovrappeso nella mia pratica clinica questi due aspetti vanno letteralmente a braccetto.

Quando si mangia in modo confuso e non si fa attenzione a ciò che si mette in bocca anche il cervello si mette in stand by. Le cose da fare si accumulano, quella pila di panni da sistemare rimane lì. Si perde tempo sul lavoro e si dimenticano le cose. Il non avere tempo sembra la colpa di tutto invece è al cervello che va imputata la colpa. Diceva Virginia Woolf:  “Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene se non si è mangiato bene”.

Se mangi male, pensi male. Sì una è la conseguenza dell’altra e viceversa.

Non ho mai conosciuto una persona affetta da obesità o sovrappeso che avesse una vita organizzata ed una casa ordinata. Mai. Ogni singola persona si lamentava della confusione che regnava sovrana in casa e di avere problemi sul lavoro perché era sempre in ritardo con le cose da fare.

Prima di insegnare a mangiare in modo corretto devo insegnare a vivere nell’ordine. Con il caos attorno non si riesce a fare nulla di sensato. Si sposta una cosa e poi non la si ritrova, ci si ricorda di cose che non si trovano e si fa prima a comprarle di nuovo.

Non si sa mai cosa fare per pranzo e cena e alla fine si mangia quello che c’è. Si apre il frigorifero e metà delle cose sono scadute o deteriorate. Non date la colpa al tempo. La giornata è di 24 ore per tutti. Alcuni le usano meglio altri no.

Iniziate a fare un po’ di ordine attorno a voi riservando uno spazio ad ogni cosa, e non sta in piedi la faccenda (leggi scusa) delle case piccole, perché per quelle ci sono soluzioni anche a basso costo! Liberatevi del superfluo che sono certa ci sia in abbondanza. Dal frigorifero, alle dispense passando per l’armadio e altro…. Perché diamine dovete buttare le chiavi alla rinfusa quando rientrate a casa e borsa e cappotto nella prima sedia che trovate o peggio sulla cyclette che avete acquistato su internet con grande entusiasmo che all’arrivo a casa vostra ha cambiato destinazione d’uso trasformandosi in un attaccapanni?

Non lamentatevi poi che i vostri figli facciano lo stesso con gli zaini della scuola ed i giubbotti! Cercate di dare un posto fisso almeno a queste cose perché poi quando uscite ogni volta dovete fare una caccia al tesoro per ricercare le chiavi e la borsa ed il cappotto è stropicciato.

Se si impara che ogni volta che si è presa una cosa la si rimette a posto, non avrete sempre il phon sul lavandino (e relativi capelli sparsi in bagno) e quando vorrete indossare qualcosa non sarà ancora nel cesto dei panni da lavare (forse sono troppo positiva! Sarà ancora per terra accanto al letto dove l’avete lasciata una settimana fa!)

Una mia paziente si lamentava che quando entrava in casa trovava sempre lo stendino dei panni da ritirare e questo le creava confusione e alla fine non riusciva a combinare nulla. Le ho semplicemente proposto di mettere lo stendino in un posto meno visibile e di ritirare i panni appena asciutti così di non vivere nella confusione lo ha fatto per un periodo all’interno del quale anche la sua alimentazione era più ordinata. Poi un cambiamento familiare l’ha fatta ritornare al circolo vizioso di disordine mentale, ambientale ed alimentare. Un’altra si lamentava che la sera non trovava il pigiama perché non si ricordava mai dove lo aveva lasciato la mattina. Io le ho proposto di metterlo sotto il cuscino tutti i giorni e per imparare a farlo mi doveva mandare un messaggio prima di uscire di casa. Vi sembra assurdo? Questi sono solo due esempi di persone affette da obesità circondate dal caos, che pensavano nel caos e mangiavano nel caos. Non sto a raccontarvi di quelle che nel cassetto dell’intimo mettevano anche tovaglioli ed asciugamani “perché di là non c’è posto!” ed invece c’era solo un gran disordine e cose mischiate con altre. Queste persone come pensate che mangiavano? A caso come per tutto il resto della loro esistenza. Potrei scriverci un libro sull’argomento per quanto materiale ho a disposizione.

Passiamo ora a persone che stanno vivendo un periodo di sovrappeso. Come è la vostra alimentazione? E la vostra casa? Io non ho dubbi su cosa troverei venendovi a trovare. Vi sto scrivendo questo non per fare la “maestrina”, ma per farvi notare alcuni atteggiamenti che in modo perverso diventano causa di altri. Se vi accorgete che attorno a voi regna la confusione siete in tempo a riprendere in mano la situazione ed anche l’alimentazione ne beneficerà. Spazio libero ed organizzato intorno a voi corrisponde a pensieri liberi di fluire ed azioni coordinate. Io sono certa che funziona! Provateci e fatemi sapere!

Storia breve con morale/ agosto

Si narra che in un regno antico vivesse un uomo conosciuto ovunque per la sua saggezza. All’inizio egli dava consigli solo ai suoi familiari e agli amici più cari. La sua fama, tuttavia, crebbe a tal punto che lo stesso sovrano iniziò a chiamarlo spesso al suo cospetto per chiedergli consiglio.

Ogni giorno giungevano molte persone per ricevere i suoi preziosi consigli. Tuttavia, il saggio notò che varie persone si recavano ogni settimana e gli raccontavano sempre gli stessi problemi, quindi ricevevano sempre lo stesso consiglio, ma non lo mettevano in pratica. Era un circolo vizioso.

Un giorno il saggio riunì tutte quelle persone che chiedevano spesso consiglio. Allora raccontò loro una barzelletta molto divertente, tanto che quasi tutti scoppiarono a ridere. Dopo aver aspettato un po’, raccontò di nuovo la stessa barzelletta. Continuò a raccontarla per tre ore.

Alla fine erano tutti sfiniti. Dunque il saggio disse loro: “Perché non potete ridere tante volte della stessa barzelletta, ma potete piangere migliaia di volte per lo stesso problema?”.

La dieta delle diete by Rossana Lambertucci

Segnalo questo libro edito da Mondadori davvero interessante ed educativo con aspetti validi e pratici da mettere in pratica scritto dalla giornalista Rossana Lambertucci, nota negli ultimi anni per l’interesse dimostrato verso la corretta alimentazione, in collaborazione con il dott. Fausto Aufiero.

Curarsi con il cibo si può e si deve. Non significa abolire i farmaci! Significa sostenere il nostro organismo con gli alimenti e le giuste combinazioni. Prendendoci cura del nostro corpo, rifornendolo nel modo corretto dei nutrienti fondamentali, ci sentiremo meglio e al tempo stesso perderemo quel peso di troppo, se c’è! E senza rinunciare al piacere di mangiare. A differenza degli altri percorsi dimagranti, “La dieta delle diete” di Rosanna Lambertucci è un gioioso invito a mangiare: basta farlo in modo sano e consapevole, governando la “forza” curativa degli alimenti e imparando ad abbinarli nel modo corretto. Così il risultato sarà doppio: meno peso e più salute!

La giornalista con il suo nuovo libro scritto in collaborazione con il dott. Fausto Aufiero

La giornalista e divulgatrice di benessere ha fatto sue le intuizioni della bioterapia nutrizionale, una pratica terapeutica che tratta il cibo e le sue associazioni per le loro capacità di prevenzione e cura: gli alimenti possono diventare una sorgente di salute. Questo libro è stato scritto in collaborazione con il dottor Fausto Aufiero, medico e nutrizionista impegnato da sempre nella ricerca di terapie complementari. Oltre a un’introduzione divulgativa e motivazionale, contiene il percorso alimentare di sette giorni ottimali per assicurare un equilibrio metabolico con tutti i nutrienti di cui l’organismo ha bisogno, con tanto di ricette e relative connessioni scientifiche. Altro elemento importante della “Dieta delle diete” è la spesa. Gli ingredienti che mettiamo nel carrello devono essere di qualità e provenienza certa, questo per assicurarci il giusto apporto di valori nutrizionali ed evitare il più possibile sostanze chimiche, pesticidi e antibiotici. La ricerca della qualità di quello che ogni giorno portiamo sulla nostra tavola richiede un po’ di impegno, ma ci ripaga in salute e benessere. Mangiar bene significa stare meglio dentro e fuori, e generalmente vivere più a lungo. Essere in armonia con il proprio peso non è semplicemente una questione estetica, vuol dire migliorare la qualità della propria vita.

Vivere con un depresso: istruzioni per l’uso

Tutti noi abbiamo sperimentato momenti in cui ci “sentivamo giù”, eravamo demotivati e non avevamo voglia di fare nulla e vedere nessuno. Sono momenti: appunto. Situazioni piuttosto diffuse che come arrivano se ne vanno ed hanno in genere una causa esterna: ovvero è accaduto un fatto che ci ha destabilizzato ed abbiamo avuto bisogno di tempo per trovare una soluzione, riprogrammarci e ripartire. Fin qui tutto normale. Eppure già in una situazione transitoria, quante cose ci dicevano gli altri che ci davano fastidio? A volte anche il loro interesse verso di noi. Immaginate quindi quando parliamo di depressione clinica ovvero di un disturbo dell’umore certificato…

I dati sono allarmanti vendono colpite oltre 120 milioni di persone l’anno molte delle quali optano per il suicidio quando la vita diventa insopportabile da vivere. Quindi è molto probabile che intorno a noi possiamo avere qualcuno che soffra di questa patologia e sperimentare ogni giorno quanto sia difficile la convivenza. Ecco quindi qualche “istruzione” per evitare almeno di fare ulteriori danni o avere la sensazione di sentirsi inutili se vogliano aiutare un amico o un familiare.

Innanzitutto chiariamo una cosa: alla persona depressa (intendo depressa sul serio!) non è vero che manca di forza di volontà, che sia debole o pigra. La verità  che non ha proprio la capacità e le risorse per cambiare le sue sorti. E’ cosciente della sua situazione e non gli piace, spesso se ne dispiace, ma gli manca quel qualcosa che dovrebbe scattare, ma non scatta.  

Quindi andare a dire ad una persona depressa TIRATI SU è causa di umiliazione, anche se siete animati da buone intenzioni non otterrà alcun risultato. Ho visto persone anziane far vedere a persone depresse che malgrado l’età e gli acciacchi reagivano e quelle che le guardavano come fossero marziani. Persone ricche (depresse) che dicevano a persone evidentemente in difficoltà beato te! Così tanto per fare un esempio! Essere in condizioni economiche vantaggiose non riduce il rischio perché la perdita di voglia di vivere, va oltre alle situazioni di necessità e le sovrasta.

La persona vive un disagio di dimensioni bibliche indipendentemente dalla realtà e nulla può aiutarlo a combattere quel disagio neanche le buone intenzioni e l’esempio. Queste persone vivono con pensieri negativi, umore negativo e come se nessun altro modo di pensare fosse possibile, come se loro non avessero  nessun controllo su ciò. Ne sono completamente pervasi. Capite quindi che dire tirati su risulta un’offesa.

La tristezza e la depressione camminano di pari passo e la persona depressa tende a catalogare i suoi ricordi sulle esperienze negative o vissute come tali. Eventi negativi sono predominanti nella realtà vissuta e nei ricordi e non importa se nella realtà le cose erano oggettivamente migliori da come la persona le ha vissute. E’ come se le cose spiacevoli avessero un peso specifico maggiore (di molto!) rispetto a quelle piacevoli. Quindi anche in questo caso dire ad una persona CERCA DI ESSERE FELICE non viene interpretata come tale, ma ancora come “affossamento” della sua sensazione (come una critica) con ulteriori ripercussioni sulla sua autostima.

In questa particolare condizione psicologica i pensieri, le emozioni  ed i comportamenti risultano essere disfunzionali e dannosi con l’aggravante che si autoalimentano!

I vissuti negativi avvolgono tutta la rappresentazione di un  Sé  che risulta difettoso e fa percepire il mondo e le persone circostanti come ostili con una visione del futuro inutile e senza speranza. Ogni volta che diciamo c’è chi sta peggio di te o minimizziamo per il depresso è come scendere un altro gradino verso il basso. Con farmaci e terapia psicologica si ottengono ottimi risultati anche se in molti è radicata l’idea che il farmaco crei dipendenza e la terapia faccia bollare come malati mentali e quindi pazienti e parenti spesso passano anni prima di chiedere aiuto e molte volte non lo fanno neanche!

L’unico modo di stare con un depresso è lasciarlo parlare, creare una situazione empatica in cui la persona si senta accolta e non giudicata, ma questo non è facile perché si viene spesso sopraffatti dalla negatività e se sei una persona con una sana voglia di vivere tendi ad allontanarti. Non bisogna rinforzare i suoi vissuti, ma solo “farli uscire” senza prendere posizioni. La persona depressa finisce per sentirsi ed essere sempre più sola proprio per questi motivi. Quindi è giusto cercare di coinvolgere la persona depressa nelle attività quotidiane o meno, ma sicuramente la loro partecipazione sarà solo superficiale e con un niente ritorneranno nel loro mondo di disagio. Non sentitevi in colpa o inadeguati se vi state attivando nei confronti di un vostro genitore, amico o compagno e non ottenete risconto. L’unico sforzo che ha un risultato è avere la pazienza dell’ascolto e non farlo mai sentire solo. Vi avverto sarà davvero faticoso, ma se volte davvero bene a quella persona lo sentirà.

Lo Psicologo: chi, dove, come, quando e perché!

Sempre più persone si rivolgono allo psicologo per problematiche di diversa intensità. La recente situazione creata dalla pandemia ha, almeno in parte, sdoganato i tabù verso la psicologia. Lo psicologo inizia ad essere visto non solo come colui che accoglie in caso di fragilità, ma anche il professionista che aiuta a promuovere le proprie capacità, comprendendole e sostenendole. Insomma un nuovo capitolo della psicologia che è volta sempre più al benessere e allo sviluppo personale in un mondo che cambia molto velocemente.

CHI è lo o psicologo

Rispetto ad altre discipline la storia della psicologia è molto recente e possiamo inquadrarla verso la metà dell’Ottocento. La figura dello psicologo è stata regolamentata nel 1989 con l’Istituzione del relativo Ordine Professionale. Il percorso di studi comprende una laurea quinquennale (3 anni di magistrale e 2 di specialistica) ed un anno di tirocinio pratico a cui segue un esame di stato che permette di esercitare in ambito pubblico o privato. Sono numerose le aree d’intervento (scuola, sport, famiglia, lavoro, clinico ecc.), ma lo scopo comune è quello di favorire il benessere della persona, coppia o gruppo.

Sono numerosi i momenti della vita in cui si può avere necessità di un supporto esterno per gestire difficoltà, ansie e paure: quando ci troviamo ad affrontare momenti di disagio, lutti, controversie familiari ed intergenerazionali, ma anche si vuole comprendere meglio se stessi, gestire e superare situazioni del passato per vivere con maggiore serenità nel futuro.

DOVE e COME: Gli strumenti dello psicologo

Colloquio clinico: si svolge solitamente lo stesso giorno ed alla stessa ora convenuta con cadenza settimanale. Nel primo colloquio, detto incontro conoscitivo, si comprendono le motivazioni ed i bisogni della persona al termine del quale si stabiliscono obiettivi e termini del percorso.

Somministrazione di test, oppure utilizzo di tecniche di rilassamento e/o momenti di psico educazione.

In base alla tipologia del percorso si potranno anche proporre dei “compiti” da fare a casa (compilazione di un diario ecc.) da portare all’incontro successivo.

I tempi “tecnici” dipendono dalla problematica da risolvere e dall’adesione al programma.

Recentemente è possibile utilizzare la tecnologia anche per effettuare interventi a distanza attraverso piattaforme dedicate in video conferenza è così possibile effettuare incontri da remoto, per chi è impossibilitato a raggiungere lo studio del professionista o per chi abita fuori sede.

QUANDO

Non necessariamente bisogna essere vittime di abusi o essere affetti da dipendenze per chiedere l’aiuto di uno psicologo, ma ogni qualvolta ci siano alterazioni del comportamento, sbalzi di umore persistenti, chiusura sociale. Fondamentale per una crescita personale, maggiore consapevolezza dei propri limiti e capacità, migliorare le interazioni sociali nella famiglia e nel lavoro. Liberarsi di ansie, paure o pesi emotivi che a volte si tramandano per generazioni.

PERCHE’

Scegliere di andare dallo psicologo è un atto già di per sé terapeutico, decidere di chiedere aiuto richiede coraggio ed è il primo passo per iniziare a prendersi cura di se stessi. Il tempo di ogni seduta (50/60 minuti) è un investimento per migliorarsi, per imparare a vedere le cose da angolazioni differenti e confrontarsi con un punto di vista alternativo al proprio e a quello del suo ambiente abituale. Fondamentale per raccontarsi, vedere i propri atteggiamenti e vivere le emozioni dandogli un nome.

Dieta gluten free? Solo se necessario

Dagli Stati Uniti continuiamo ad importare mode che spesso non hanno un senso come quella della dieta con cibi senza glutine. Viene “venduta” come dieta salutare ed efficace nella perdita di peso. Niente di più assurdo ed antiscientifico! La paladina della dieta priva di glutine è l’attrice Gwyneth Paltrow a riprova che chiunque, quindi non solo in Italia, si può improvvisare esperto in un settore solo perché si è fatto un’idea in proposito e può diffonderla impunito poiché famoso.

Innanzitutto chiariamo cosa sia il glutine, questa sostanza spaventosa e demonizzata senza senso, che non è altro che la proteina contenuta in frumento, orzo e segale. Togliere questo elemento significa privare i cibi di importanti costituenti della dieta. Eliminare dalla propria alimentazione, pane, pasta, pizza ed altri carboidrati significa privarsi anche di fibre, sali minerali ed altri componenti nutraceutici. Togliendo la “proteina” si elimina la “struttura/impalcatura” dell’alimento che va ricreata con sostanze grasse ed elementi chimici. Infatti  gli alimenti senza glutine sono molto più calorici poiché addizionati a grassi, hanno un indice saziante minore e maggiore indice glicemico! (quindi ne mangerete di più e fine dell’ideale effetto dimagrante). Dato non di poca importanza costano anche di più ed il sapore non è neanche lontanamente lo stesso!

Gli alimenti gluten free di origine industriale sono ricchi di additivi che possono creare anche alterazioni della funzionalità intestinale, pare che il microbiota non gradisca!!

Altra informazione errata al riguardo è che protegga dalle malattie cardiovascolari: anche questo non ha una base scientifica infatti sottraendo le fibre ed i micronutrienti dall’alimentazione il rischio di contrarre malattie cardiovascolari è più elevato!

L’allergia al glutine può svilupparsi in qualsiasi momento della vita e se avete frequentemente sintomi quali diarrea e gonfiore addominale chiedete al vostro medico prima di eliminare a caso gli alimenti.

Quindi un’alimentazione senza glutine deve essere seguita solo ed esclusivamente da chi ha una reale necessità. Non prendete per vero ogni parola detta in televisione o letta su internet, ma informatevi bene sugli argomenti che riguardano la vostra salute. Credetemi quelli che hanno il problema, specie se lo hanno sviluppato da piccoli, vedono con invidia il vostro piatto di pasta o la vostra pizza, perché la loro è solo una “brutta” copia quindi fate con coerenza le vostre scelte!

Non mangiare le emozioni vivile

Tutti noi abbiamo provato l’effetto coccola di alcuni cibi quando siamo stanchi o delusi. Per qualcuno l’effetto di tali cibi, che tecnicamente vanno a stimolare le endorfine (neurotrasmettitori che inducono uno stato di benessere!) diventa una vera propria dipendenza o dovremmo chiamarla fuga?

Generalmente si mangia quando si ha fame, ovvero quando il corpo finisce l’energia disponibile, ma si mangia anche solo per gola, quando si è in compagnia, perché ci hanno insegnato a non lasciare il cibo nel piatto, ma anche quando siamo soli, siamo tristi, delusi, arrabbiati.

La lista a questo punto potrebbe essere molto lunga, ma cosa hanno tutte queste motivazioni eliminando la prima? Che in effetti la maggior parte delle volte non si mangia per il motivo giusto. Il cibo rappresenta il conforto e la via di fuga per situazioni che non abbiamo voglia di affrontare.

Oltre l’aumento di peso e le malattie correlate in questo modo si va a rinforzare un comportamento davvero lesivo che si autoalimenta tra soddisfazione (momentanea e falsa) ed i sensi di colpa (terribilmente veri)

I sensi di colpa si accumulano come polvere sotto il tappeto ed i kg aumentano fino a quando diventa sempre più difficile perderli e alla fine ci si arrende perché ormai la montagna è invalicabile.

C’è un modo per non arrivare a questo punto? Sicuramente è imparare a riconoscere le emozioni e le situazioni che ci fanno stare male. Un valido aiuto è il diario alimentare (ve ne ho parlato in mille modi!)  con il quale non si tiene conto solo dei cibi introdotti, ma anche di quanto, cosa e quando abbiamo mangiato per comprendere tutto il contesto ed imparare ad agire sul contesto e le emozioni derivate, non sul cibo come si suol fare. Infatti andare a controllare il cibo , quando si mangia per soffocare un’emozione, comporta solo stress che genera altra voglia di mangiare quindi è un sacrificio assolutamente inutile.

Psicologicamente parlando il vivere un’emozione è molto importante perché ci insegna a comprendere molto di noi. Farsi “attraversare dall’emozione” (rabbia, paura, vergogna…) serve a diventare più consapevoli dei nostri limiti e difficoltà. E’ indispensabile per venire in contatto con la parte più profonda di noi, il rischio è di vivere una vita solo e sempre in superficie e questo rende continuamente attaccabili dalle persone e dalle situazioni che generano sfiducia. Ogni volta che si scappa, e ci si rifugia nel cibo, non solo prendiamo in giro noi stessi come gli struzzi fanno nascondendo la faccia sotto la sabbia, ma ci rende sempre più vulnerabili oltre che in sovrappeso.

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