Ottimismo: dotazione di base?

Autori come Cerver e Scheiner sostengono che l’ottimismo faccia parte di una predisposizione di base come tratto di personalità. In effetti ogni giorno osserviamo che alcune persone sono più inclini di altre ad atteggiamenti positivi. Alcuni studi confermano che questa caratteristica sia abbastanza stabile nel corso di tutta la vita e che la influenzi in modo significativo.

Una visione positiva del futuro è correlata all’autostima, la soddisfazione di vita ed una varietà di esiti positivi che includono il successo sul lavoro e nelle relazioni con una maggiore capacità a far fronte alla malattia.

Naturalmente anche l’esperienza svolge un’azione importante ed influisce sull’ereditarietà e la stabilità dell’ottimismo. Secondo Seligman l’ottimismo dipende da come le persone interpretano gli eventi e in particolare i successi ed i fallimenti. A tale proposito l’autore parla anche di Impotenza appresa (che è l’opposto dell’ottimismo) riferendosi a quelle persone che hanno la percezione di non essere artefici del proprio destino e di essere in balia di forze esterne che non riescono a controllare.

nel mio studio… con il sorriso

Il senso di impotenza e la rassegnazione senza speranza sono l’esito di privazioni, aggressioni, lutti che sembrano svuotare l’individuo di ogni fiducia, volontà ed autodeterminazione. Ciò che sorprende non è la perdita d’interesse per la vita di quanti infine soccombono, ma la capacità di mantenere tale interesse malgrado le sciagure!

Ci sono persone che tendono ad amplificare ogni disavventura e ci sono quelle che non si perdono d’animo neanche nelle situazioni più al limite. La differenza tra chi rinuncia subito e chi resiste tenacemente sta nella spiegazione che viene data agli eventi.

Di fronte ad un fallimento alcune persone  vedono la conferma di ogni loro difetto ed incapacità  e danno un senso di ineluttabilità e quando accade qualcosa di positivo e buono nella loro vita non ne sanno cogliere il valore considerandolo un fatto di fortuna non dipendente da loro e non ne sanno godere.

Uno stile di spiegazione personale degli eventi distingue ottimisti da pessimisti e ne influenza salute e successo. Naturalmente lutti o malattie non sono eventi positivi per nessuno, ed il modo di affrontarle dipende anche dal tipo di educazione che abbiamo ricevuto. Insegnanti e genitori sono fondamentali ad inculcare il valore del successo e dell’insuccesso e di come permettano di sperimentare audacia e speranza.

Diventa quindi importante a livello educativo permettere ai bambini di sviluppare i loro potenziale incoraggiandoli anche nell’errore e valorizzando i loro sforzi!

Mindful Eating: Riconnettersi con il proprio corpo

Tra le nuove tendenze per la gestione dei disturbi dell’alimentazione, con particolare riferimento all’aumento del peso e all’incapacità a seguire una dieta, segnalo la Mindful Eating…

Si stima che il 50-60% della popolazione manifesti un qualche comportamento alimentare disfunzionale, rientrando nella categoria di quella che comunemente viene definita “fame nervosa” o “fame emotiva” e che a quattro anni e mezzo dalla conclusione di una dieta, mediamente, le persone mantengono una perdita di soli 3 kg, ovvero il 3,2% della riduzione del peso iniziale. La percentuale di persone che hanno mantenuto la perdita di peso, varia da meno del 3%, se consideriamo il mantenimento del 100% della perdita di peso, al 28%, se consideriamo un mantenimento di meno del 10% della perdita del peso iniziale, dopo 4 anni (Priya Sumithran P., Proietto J., 2013).

Chi soffre di fame nervosa soffre di dis-regolazione emotiva: non riconosce le emozioni, le confonde con la fame e, di conseguenza, mangia in maniera smodata, non tollerando le emozioni negative. Un’altra caratteristica di questa popolazione è la presenza di credenze rigide (i cosiddetti pensieri “tutto o nulla”), accompagnata da ruminazione o soppressione del pensiero (“Non devo pensare al cioccolato”). Di conseguenza, si osserva un tipico circolo vizioso, caratterizzato da restrizione cognitiva e comportamentale rispetto al cibo con conseguente sovra-alimentazione e nuova restrizione (quello che altrove abbiamo chiamato “L’effetto paradosso della restrizione alimentare”).

La Mindful Eating insegna ai pazienti:

  • a osservare i pensieri come eventi mentali;
  • la distinzione tra gli aspetti psicologici dell’esperienza emotiva e gli stimoli della fame e della sazietà;
  • l’accettazione delle emozioni come parte dell’esperienza umana, con minore reattività ad esse;
  • la consapevolezza degli stati interni, incrementando il monitoraggio meta-cognitivo;
  • nuove modalità funzionali di interazione col cibo.

Fonte: Formazione Continua in Psicologia

Autismo: migliora con il cibo giusto

Fattori genetici ed ambientali sono le cause dell’autismo: una sindrome comportamentale della quale negli anni, grazie alla ricerca, si stanno scoprendo sempre più aspetti tra questi l’importanza dell’alimentazione

Sebbene il DSM V ne dia una definizione abbastanza chiara sono i genitori e poi il pediatra e gli specialisti a fare diagnosi di autismo. Sono proprio la mamma ed il papà ad interagire per primi con il piccolo e a rendersi conto che l’aspetto cognitivo comportamentale presenta dei difetti. Sebbene i sintomi dello spettro autistico siano veramente numerosi ed i soggetti possono essere definiti in base all’alto funzionamento o a basso funzionamento in base alla compromissione di alcuni comportamenti ogni diagnosi si effettua caso per caso proprio per la grande variabilità di questa sindrome.

Senza approfondire nel dettaglio la sintomatologia e  tutte le problematiche sociali, psicologiche, riabilitative e di supporto al bambino e alla famiglia voglio evidenziare un aspetto ormai noto che è quello della dieta dei bambini affetti da autismo. Recentemente il Ministero della salute ha condotto degli studi riguardanti specifici interventi di tipo biomedico e nutrizionale. In particolare l’utilizzo di integratori, la melatonina e di una dieta priva di glutine e caseina.

Le ricerche  in materia nascono dall’osservazione che molti bambini autistici siano al contempo celiaci e che nelle urine dei bambini autistici siano spesso presenti alti livelli di peptidi come casomorfina e glutomorfina. Questo porta ad ipotizzare che tali bambini abbiano un difetto nella digestione di proteine dovuto ad un problema di impermeabilità intestinale. I peptidi anomali che si sviluppano sarebbero responsabili del comportamento di questi soggetti.

Tra i più autorevoli studi al riguardo evidenzio  quello del gruppo di ricerca  guidato dal prof. Fasano a Baldimora che dichiara:

Il 20-22% dei casi presenta segni che possono far sospettare una sensibilità al glutine… Del resto il glutine è una molecola tossica è l’unica proteina alimentare che non si digerisce completamente. Negli ultimi 100-150 anni il grano per la produzione alimentare è stato arricchito di glutine».

I bambini affetti da autismo trovano sicuramente sollievo da una dieta senza glutine anche se in molti casi non risultano positivi ai test sierologici per la celiachia, né presentano appiattimenti della mucosa dell’intestino. Sembra proprio la tossicità del grano ad essere imputata riguardo l’aumento di casi. (studi in corso)

Sebbene ancora molti aspetti del problema  siano controversi i benefici della dieta senza glutine sono nella maggior parte dei casi evidenti. Non resta che attendere  lo sviluppo di ulteriori studi per tutte le indicazioni al riguardo.

Puoi leggere questo articolo anche su RomaOggi.eu

Psichiatria Nutrizionale : quando cibo e psiche vanno di pari passo

Il collegamento tra mente e corpo dimenticato dalla medicina tradizionale per molti anni sta acquisendo sempre maggiore interesse man mano che si inizia a prendere in considerazione  il paziente in una visione globale quasi olistica. Il funzionamento del nostro cervello è condizionato dallo stato di salute o stress del nostro corpo e viceversa…

L’associazione tra alimentazione e salute mentale è un fatto ormai certo visti i contributi delle numerose ricerche che ogni anno vengono resi noti. Alcuni disturbi mentali possono essere “riequilibrati” attraverso l’alimentazione ed i risultati sono talmente incoraggianti da far emergere una nuova disciplina che è quella della Psichiatria Nutrizionale.

Questa nuova disciplina partendo dai presupposti che i singoli nutrienti sono fondamentali per un corretto funzionamento cerebrale, come gli Omega 3, alcune vitamine, il Ferro ecc, sta approfondendo le connessioni tra salute mentale ed alimentazione ed in particolare sullo stile alimentare. Alcuni modelli dietetici “salutari” sono fondamentali per il benessere individuale creando una condizione di prevenzione diminuendo il rischio a contrarre patologie riguardanti l’umore come segnalato da Psaltopoulou, Sergentanis, Panagiotakos & al., 2013.

Numerosi autori sottolineano il rapporto tra qualità della dieta e salute mentale, evidenziando come stili nutritivi sani  prevengano  varie patologie di tipo depressivo e come al contrario diete malsane incidano sulla salute mentale di giovani (O’Neil, Quirk, Housden & al., 2014) e di adulti (Akbaraly, Brunner , Ferrie & al., 2009).

Ulteriori conferme vengano dalla valutazione su alcune  persone affette da disturbi mentali che presentano spesso situazioni di disequilibrio fisico che potrebbero essere mediate dalla nutrizione, come ad esempio infiammazioni croniche (Kivimäki, Shipley, Batty & al., 2014) ed alterazioni del metabolismo (Marazziti, Rutigliano, Baroni & al., 2014).

Proprio la prevenzione dei disturbi mentali è attualmente il fulcro dell’attenzione sull’incidenza della dieta e degli stili di vita. Logan e Jacka nel 2014 sottolineano come un’alimentazione corretta agisca non solo in senso preventivo di vari disturbi mentali diagnosticabili, ma anche sulla “qualità della vita percepita”.

questo articolo lo trovi anche sulla mia rubrica MIND&FOOD su RomaOggi.eu

L’ottimismo allunga la vita

Avete una visione colorata della vita? Vedete sempre il bicchiere mezzo pieno? Avete sicuramente un’aspettativa di vita maggiore rispetto a chi vede sempre nero ed il bicchiere mezzo vuoto!

Secondo Marian R. Estapé psichiatra spagnola ed autrice del libro “Come fare perché ti succedano cose belle”: 

“La passione non somma, ma moltiplica. Migliora le connessioni neurali, favorisce la neurogenesi, allunga i telomeri…ovvero siamo nati per essere felici! Ma non è tutto:  il nostro compito è quello di trasmettere la felicità agli altri e condividere le cose belle della vita”.

Secondo gli studi realizzati presso la Clinica Mayo, la speranza di vita, negli individui pessimisti, si riduce di circa il 20%! Anche  una ricerca svolta dal dipartimento di Psichiatria della Boston University School of Medicine (Boston, USA) ha effettuato un’analisi su due gruppi di soggetti per valutare i loro livelli di ottimismo anche in considerazione dei loro livelli di salute e stili di vita. Lo studio ha riguardato circa 10.000 persone tra uomini e donne e conferma che le donne con un’attitudine positiva vivono il 15% in più di chi ha un approccio negativo. Per gli uomini la casistica si abbassa all’ 11%

Ma si può imparare ad essere ottimisti? Lo psicologo israeliano Tal Ben-Shahar tiene un corso “seguitissimo” all’Università di Harvard per imparare ad essere felici. Certo per qualcuno è una disposizione di personalità , ma altri possono imparare.


Affrontando con ottimismo la vita se ne colgono le opportunità moltiplicando la possibilità di ricevere soddisfazioni. L’ottimista  sa cogliere l’attimo presente e sa che la felicità non consiste in ciò che accade, ma in come interpretiamo ciò che accade. I positivi e gli ottimisti sono anche quelli che riscuotono più successo.

Quando capita un’opportunità ad un pessimista questo troverà sempre una scusa per non coglierla, mentre l’ottimista ne vedrà sempre un’opportunità.

Anche degli studi italiani confermano che l’ottimismo rende le persone più fiduciose sulla possibilità di risolvere problemi utilizzando processi logici e razionali ed utilizzando strategie vincenti. Sanno coglierne informazioni corrette e portare a termine gli obiettivi

Possiamo classificare tre tipologie di persone: quelle che fanno succedere le cose, quelle che guardano le cose succedere, e quelle che si domandano cosa è successo…voi a quale categoria appartenete?

La psicologia dietro la prova costume

Ti sei mai chiesta  perché non sei riuscita a portare a termine una dieta? O perché hai recuperato così velocemente i kg appena persi? La tua risposta è sincera? Ho paura di no. La stragrande maggioranza delle persone (il 91% per essere precisi) che si mette a dieta, perde peso per un po’;  arrivata ad un certo punto, mette da parte la dieta o inizia a seguirla in modo difforme, con la conseguente ripresa  di  tutto o quasi il peso perso.

Queste le giustificazioni  più comuni : – è colpa dello stress –  è faticoso cucinare cose diverse  – non ce la faccio, non ho abbastanza forza – il mio metabolismo è lento- ecc. Il vero motivo invece è solo uno:  dimagrire e’ una questione di testa e se prima non cambi il rapporto con il cibo non dimagrirai mai a lungo termine e non manterrai mai il tuo peso ideale.

In qualche modo è meglio dire: devi far pace con il cibo , ma anche con te stessa.

Cambiare il proprio rapporto con il cibo è possibile: certo non è un sistema semplice ed immediato, ma è sicuramente l’unico che ti permetterà di uscire da schemi mentali sbagliati che ti relegano prigioniera.Ogni volta che mangi di più di quello che dovresti ricorda che non è una scelta consapevole. La tua voce interna dice: sono golosa, mi piace, prenderò quel pasticcino prima che lo mangi qualcun altro, meglio finire la torta rimasta in frigo così non ci penso più.

In realtà  ci sono spinte che ti obbligano e  che ti imprigionano. Quando smetterai di concentrarti su ciò che è rimasto sulla credenza o nel frigo, soltanto allora potrai sentirti veramente libera di pensare ad altro.

Vorrei che imparassi a sentire di  cosa veramente hai bisogno e la sensazione di essere libera di mangiare se  hai fame e di non mangiare quando non ti va o sei sazia. E’ faticoso vivere  sempre con la sensazione che se non mangi quella cosa in quel momento chissà cosa ti perdi, e con l’atteggiamento che quello sia l’ultimo dolce sulla terra. Solo le scelte consapevoli ti permetteranno di avere un’ottima qualità di vita, facendo sì che tu mantenga il tuo peso.

Tratto dal mio libro: Dimagrire una scelta consapevole/Metodo Integrato della dottoressa Scanu edito da Campi di carta 2013 CAPITOLO 1

Le emozioni nella mente post pandemia

Sono passate solo due settimana dall’inizio della “libertà vigilata” dopo oltre due mesi di quarantena, autocertificazioni, bollettini, telegiornali, conferenze stampa, le immagini di colonne di camion che trasportavano feretri… come ci sentiamo? Speravamo di sentirci liberi e rilassati, ma ancora non è così. Forse solo i giovani (beata gioventù) sta cercando nei rituali sociali del fine settimana di ritrovare una normalità. Gli altri affrontano in modo timoroso la vita di tutti i giorni e si evita ciò che evitabile. La casa rimane sempre il luogo più sicuro. Viene difficile pensare alle vacanze (per molti c’è anche una reale difficoltà economica) per gli altri il senso di insicurezza e la difficoltà a programmare anche nel breve periodo.

La nostra mente a poco a poco cancellerà alcune immagini e ricordi, ma quello che non farà sarà cancellare sensazioni ed emozioni vissute in questo periodo di cui non abbiamo precedenti nella storia. In molti hanno sofferto di insonnia, attacchi di panico o tachicardia. Alcuni sono diventati bulimici, altri apatici o anoressici. Abbiamo sofferto e tanto anche se in apparenza a molti non sembra. Certe sensazioni rimarranno vivide e se accadranno fatti che ci riporteranno alla mente certi vissuti proveremo quelle emozioni come il primo giorno che le abbiamo vissute senza sconti. Ci vorrà del tempo e oltre alla emergenza ora arginata, ai problemi economici e sociali in corso abbiamo a che fare con un disagio psichico che sta in agguato. Non abbiate timore a chiedere aiuto. Questa è una cosa che forse abbiamo imparato: da soli è più difficile, la condivisione aiuta ed alleggerisce. Non bloccate le sensazioni, non relegatele negli angoli bui della memoria perché si faranno strada appena abbasserete la guardia. Dategli sfogo, affrontateli come avversari a viso aperto non trasformateli in mostri della notte.

Siamo diventati più consapevoli della precarietà della nostra esistenza a dispetto di una tecnologia molto avanzata siamo umani con enormi debolezze e che possiamo essere sconfitti da qualcosa che è invisibile e silenzioso. Questa sensazione non ci abbandonerà in tempi breve e saremo più cauti nel fare le nostre scelte di vita. Forse non è un male, forse avevamo bisogno di rallentare. Forse impareremo a rispettare di più noi stessi gli altri, il mondo che ci circonda.

Oggi il superfluo riprende la posizione che gli appartiene e non lo rincorreremo più in quel modo frenetico che ci sembrava necessario. La società si è fermata e con il silenzio abbiamo imparato ad ascoltarci. Andare piano in fondo non è così male. Non è così male neanche avere più tempo libero.

Puoi leggere questo articolo anche sulla rubrica Mind&Food:

https://www.romaoggi.eu/index.php/2020/06/01/le-emozioni-nella-mente-post-pandemia/

PAS : Persone Altamente Sensibili

Percepisci la realtà con maggiore profondità e generalmente ti preoccupi di più delle persone che ti circondano? Hai bisogno di calma e tranquillità, eviti i luoghi caotici?

Forse sei affetto da PAS! Fino a qualche anno fa questa condizione non era presa in considerazione ed oggi è oggetto di studio. In questa epoca probabilmente i casi sono più numerosi di quello che si pensa a causa dell’iperstimolazione a cui la società è sottoposta.

Queste persone sono particolarmente intuitive, ma una cattiva gestione delle emozioni può generare squilibri e blocchi. Sperimentano più facilmente stanchezza e stress, si emozionano facilmente e dimostrano grande empatia. Percepiscono con più sfumature rumori, odori, temperature. Questo accade perché possiedono un sistema nervoso più sensibile rispetto la media.

iStock-184978684

Altri aspetti: possiedono grande capacità di osservazione, risultano più controllati e prudenti, prendono decisioni solo se sono molto sicuri. Tendono al perfezionismo e sono più sensibili alle critiche ed accettano con difficoltà giudizi non positivi. Molto importante riconoscere questa condizione per arginare gli effetti negativi dei comportamenti e del relativo vissuto.

Anche i bambini ne possono soffrire ed è importante per i genitori comprendere questa condizione, perché devono imparare a gestire eventuali reazioni sproporzionate di fronte a determinate situazioni.

Alopecia femminile: quando il problema è anche psicologico

I capelli della donna nell’immaginario, maschile e femminile, rappresentano lo standard della femminilità e della seduzione. Ogni variante della lunghezza del capello è un codice di identificazione. Per la donna tagliare i capelli o cambiare colore rappresenta una sorta di rinascita, un ricominciare da capo dopo un periodo dal quale ci si vuole allontanare. Il taglio dei capelli diventa un atto di coraggio, è un atto simbolico di identificazione e cambiamento.

La nostra società ha difficoltà a vedere la donna senza capelli. Molte donne che devono combattere una malattia oltre alla terapia devono affrontare il disagio della perdita di capelli e il dolore dello sguardo dell’altro.

Mentre ben l’80% della popolazione maschile è affetta da calvizie comune e il 50 % di quella femminile sono queste ultime a vivere la situazione come un vero e proprio complesso.

L’alopecia può essere temporanea come nelle terapie o situazione di stress particolari che permanente. Può essere moderata o grave ed è sempre anomale una caduta di oltre 100 capelli al giorno. A volte il problema interessa tutto il cuoio capelluto in altre situazioni può essere localizzata. Non è solo un problema estetico o psicologico spesso è il sintomo di qualche patologia sottostante per cui non va mai trascurata una anamnesi ben fatta per comprenderne le reali cause.

copertina alopecia

Spesso nella fase iniziale si tende a sminuire la situazione, ma quando le aree interessate aumentano si inizia a nascondere il problema cambiando pettinatura utilizzando fasce o cappelli.  La situazione di disagio può portare alla diminuzione dell’autostima e spesso alla depressione. Viene proprio a crearsi una diversa immagine di se stesse che non si riesce ad accettare  e che si percepisce non venga accettata dagli altri. Si arriva a chiedere aiuto solo quando la situazione è in fase molto avanzata e si cominciano ad evitare luoghi come la piscina, la spiaggia o la palestra finendo per ritirarsi socialmente.

Naturalmente i tipi di alopecia femminile non hanno tutte la stessa gravità ed eziologia e quindi neanche la stessa terapia. L’alopecia può avere origine meccanica in seguito ad ustioni o interventi chirurgici  possono provocarla anche infezioni batteriche, virali o fungine oppure tumori. Anche particolari situazioni di stress o delicate situazioni conflittuali possono esserne la causa. La perdita del lavoro o di una persona cara, una separazione possono causare delle alterazioni a livello immunitario che va ad intaccare il follicolo pilifero.

L’alopecia androgenetica è la più frequente e compare in genere durante la menopausa per effetto della diminuzione degli estrogeni. Colpisce prevalentemente la parte superiore della testa, ma può interessare l’intera chioma. La diagnosi precoce nelle prime fasi della malattia permette di fermare e ridurre il processo di caduta fino a rigenerare i capelli persi o aumentare la densità capillare.

Per saperne di più su questo argomento potete assistere sul canale You Tube di Wikenfarma all’incontro con il Dott. Paolo Gigli*che presenterà le nuove prospettive di cura e risponderà in diretta alle domande degli uditori:

Per collegarsi basterà cliccare sul seguente LINK
https://youtu.be/FZ1f8RU5DRI
oppure
iscriversi al canale YouTube WIKENFARMA SRL ed impostare il promemoria della live

*Specialista in Dermatologia e Venereologia, Professore a contratto in Scienze Tricologiche Mediche e Chirurgiche presso l’università degli Studi di Firenze.