Alzheimer : una diagnosi che fa paura

Qualche giorno fa, esattamente il 21 settembre, si ricordava il Wold Alzheimer Day. Ho pubblicato alcuni post sui social ed amici, conoscenti, pazienti e coetanei hanno intavolato discussioni e condivisioni di esperienze. Alcuni mi hanno scritto in privato la loro dolorosa esperienza e, nel rispetto della privacy, vorrei condividere alcune di queste poichè credo possa essere di aiuto ai tanti figli che stanno diventando genitori dei loro padri e delle loro madri con tanto dolore e senso di impotenza.

Quando si tratta di un problema fisico, anche se crea problemi e difficoltà, si affronta a spada tratta, ma quando ci si trova di fronte al disagio mentale questo fa paura. Questa paura fa sì che la diagnosi venga fatta spesso molto tardi, quando ormai ci si trova di fronte ad una situazione senza ritorno.

Se un genitore di tanto in tanto dice qualcosa di “strano” o fa qualcosa “fuori dalla norma” rispetto al suo normale stile di vita si tende a minimizzare e a giustificare. Poi arriva il momento in cui quelle giustificazioni non stanno più in piedi e bisogna guardare in faccia la realtà e fare i giusti passi. Ma quali sono le cose da fare se un genitore che un attimo prima era andato a prendere il caffè con un amico l’attimo dopo ha reazioni aggressive con la moglie o i nipoti senza apparente motivo ? o meglio il motivo c’è (per lui), ma gli altri trovano solo il comportamento inopportuno.

We-can-cure-alzheimer

Ilaria mi racconta: “Mio padre era andato a prendere i nipoti a scuola come tutti i lunedì e mia figlia Sara di 15 anni riferisce un episodio davvero incredibile. Durante la strada il nonno urlava contro una “macchinetta” di un suo compagno di scuola dicendo che era illegale che facesse tutto quel rumore. Giunti al semaforo è uscito dalla macchina e ha bussato al finestrino del ragazzo urlando e dicendo che lo avrebbe denunciato. Al verde il ragazzo è ripartito non rispondendo alle accuse e il nonno ha continuato ad imprecare anche contro i passanti che si erano fermati. I bambini in macchina si erano spaventati e si erano messi a piangere. In seguito sono arrivati a casa e come nulla fosse hanno mangiato ed il nonno li ha aiutati a fare i compiti.” Il padre è stato sempre molto attento al volante e molto rispettoso delle regole, ma Ilaria giustifica questo comportamento verso i figli dicendo che forse era stanco o nervoso, ma inizia a fare caso ai cambi di umore e a tante fissazioni che aveva sempre avuto, ma che ora stavano eccedendo in frequenza e puntigliosità.

Poi durante una riunione di famiglia in cui si stava decidendo come organizzare il 50 anniversario di matrimonio il “nonno” dice che faranno solo un pranzo, ma niente cerimonia perchè lui non crede più in Dio. Rimangono tutti stupefatti. Per tutta la vita ha fatto parte della parrocchia, ha partecipato alla messa e ha imposto tutti i sacramenti ai figli . “Con tutti i satelliti che ci sono e la tecnologia il paradiso non lo ha ancora visto nessuno quindi non esiste e quindi non esiste neanche Dio”. I figli inizialmente pensano ad uno scherzo, poi provano a farlo ragionare …niente è convinto di quello che dice e inizia a maltrattare i figli che vogliono farlo passare da “scemo”.

Ilaria a questo punto deve guardare in faccia alla realtà e richiede una consulenza neuropsichiatrica per il padre e con uno stratagemma lo accompagna con tanto dolore e senso di colpa.

“Dottoressa , ma come fa un uomo che sa coordinare la cravatta con i calzini ad arrivare a questo punto?” Una domanda dolorosa come il suo vissuto che rimanda ad un senso di impotenza immenso, ma di fronte al quale bisogna attivarsi e non stare a guardare, perchè ogni momento è prezioso per contenere questa tremenda malattia. Meglio un controllo inutile in più che uno indispensabile in meno.

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